Il cinema nacque alla fine dell”800 ad opera dei fratelli Luis-Jean e Auguste Lumière. Esso riscosse grandissimo successo sin dalle sue prime apparizioni. Questa invenzione permetteva alle immagini fotografiche di scorrere non solo a una velocità tale da dare l’impressione del movimento, ma di essere anche proiettate su uno schermo davanti a più persone. La prima proiezione per un pubblico pagante avvenne il 28 dicembre 1895 presso il Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi. Nel cinematografo Lumière la pellicola, larga 35mm, veniva trasportata a scatto per mezzo di graffe che penetravano nei fori esistenti ai bordi della pellicola e ciò si ripeteva 16 volte al secondo, per mezzo di una manovella che si faceva girare a due giri al secondo.
Caratteristica del cinema delle origini fu quella di non pensare ancora alla costruzione di un’immagine che guidasse lo sguardo dello spettatore verso gli elementi narrativi che avevano maggior peso drammatico. Il successo dei film dei fratelli Lumière fu determinato dal fatto che essi rappresentassero e riproducessero la realtà, nella quale il pubblico dell’epoca si rispecchiava.
Il cinema, però, non riscosse grande successo se non quando nacquero le prime case di produzione ed i suoi primi veri autori.
Quasi parallela all’attività dei fratelli Lumière si svolse quella del prestigiatore e illusionista Georges Méliès, considerato anche il primo grande regista del cinema. Questi mise a punto e perfezionò una serie di trucchi che gli consentirono di dar vita al cinema fantastico. Sia i film realistici che quelli fantastici, però, non presentavano notevoli progressi nel campo della tecnica cinematografica. In essi era presente l’uso del montaggio, ma solo nel passaggio da una scena all’altra o da un ambiente a quello successivo. Ogni episodio si componeva di una sola inquadratura, non c’erano montaggi interni alle scene e organizzazione drammatica all’interno dell’inquadratura.
Agli inizi del ‘900 alcuni registi inglesi introdussero nei film figure quali il piano ravvicinato e il montaggio alternato. Negli Stati Uniti il progresso fu più lento, ma continuo. Si deve, infatti, al regista Edwin Stratton Porter l’introduzione del movimento della macchina, la costruzione drammatica dello spazio, l’utilizzazione del mezzo primo piano dalle quali derivarono una maggiore partecipazione emotiva dello spettatore. In seguito furono introdotte la frammentazione di una scena in più inquadrature, la dilatazione e la concentrazione temporale, il montaggio alternato, il primo piano in funzione narrativa, lo sfruttamento delle possibilità espressive della cinepresa e la costruzione drammatica dei piani.
In Italia, la prima casa cinematografica fu fondata nel 1905 da Filoteo Alberini con il nome di “Primo stabilimento italiano di manifattura cinematografica Alberini e Santoni”. Essa realizzò il film “La Presa di Roma”, il primo di una lunga serie di film storici. Questo genere venne molto apprezzato, tanto da conquistare i mercati mondiali e, soprattutto, quello statunitense.
Nel corso di una decina d’anni, il cinema divenne un nuovo genere di spettacolo popolare, che attirava un pubblico sempre più vasto e vario, creando nuove abitudini, costumi e mode. La produzione cinematografica europea e statunitense si stabilizzò tanto che nacquero figure come quella del produttore, dello sceneggiatore e del regista, mentre gli attori e le attrici diventarono dei divi. Negli Stati Uniti, alcuni produttori indipendenti si stabilirono a Hollywood, creando una fiorente industria dello spettacolo. In questo periodo operò David Wark Griffith, iniziatore del cinema come arte. Nacquero la scuola comica di Mack Sennett, da cui uscì Charlie Chaplin, i western e i serials, film ad episodi settimanali.
Alla fine della prima guerra mondiale, il cinema subì delle modifiche dovute ai rivolgimenti politici e sociali di questo periodo. Mentre l’Europa attraversò un profondo periodo di crisi, gli Stati Uniti rinforzarono le proprie strutture produttive.
Accanto allo sviluppo del cinema americano, nel 1919 in Germania il produttore Erich Pommer, dopo aver consultato dei pittori, decise di girare un film, la cui sceneggiatura si presentava poco convenzionale, in modo espressionista. Questo movimento di avanguardia, oltre la pittura, aveva investito anche il campo letterario, teatrale e architettonico e con esso Pommer riteneva di lanciare il cinema tedesco sul piano internazionale. L’Espressionismo tedesco lavorava sulla messa in scena che sottoponeva a forme di assoluto controllo. Le scenografie erano distorte e irreali, gli attori portavano trucco pesante e si muovevano in modo sinuoso. Tutti gli elementi della messa in scena interagivano tra loro dando vita ad una composizione complessiva dell’immagine in cui i personaggi erano un elemento visivo che si fondeva con esso.
Negli anni ’20 in Unione Sovietica, in Germania e in Francia artisti ed intellettuali erano alla ricerca e alla creazione di un nuovo modo di esprimersi.
Nell’Unione Sovietica la produzione cinematografica si mosse su nuove basi. Registi come Kulesov e Vertov rinnovarono il linguaggio con un nuovo e rivoluzionario impiego del montaggio. Per i registi sovietici un film non esisteva nelle sue singole inquadrature, ma solo nella loro combinazione in un intero. Oltre al montaggio, altra caratteristica del cinema sovietico di questo periodo fu il rifiuto della psicologia individuale, che perdeva il suo ruolo di motore del racconto a vantaggio di forze sociali di ben più ampia natura. Il declino della straordinaria stagione del cinema rivoluzionario sovietico non fu dovuto, però, a fattori industriali ed economici, ma dalle accuse del governo che sosteneva che i cineasti si erano avvicinati al cinema in maniera molto formale.
In Francia, nel frattempo, si affermò un cinema di qualità, che teneva conto delle ricerche della avanguardia. Esso venne definito “Impressionismo francese”. I registi di questo periodo (Abel Gance, Germain Dulac, ecc.) dichiaravano che il cinema si dovesse affermare nella propria purezza, liberandosi da ogni influenza nei confronti del teatro e della letteratura, saper esprimere suggestioni e sensazioni, diventare un mezzo attraverso il quale l’artista potesse liberare i propri sentimenti. L’emozione divenne, quindi, l’elemento centrale della loro estetica e l’interesse si concentrava sulla realtà interiore dei personaggi messi in scena. Il tempo e lo spazio del racconto venivano continuamente manipolati, attraverso il ricorso ad immagini della memoria, sogni, fantasie e stati mentali. L’esperienza dell’Impressionismo francese si concluse, però, con la fine dell’epoca del muto, perché l’industria francese non era disposta a spendere denaro in progetti troppo rischiosi.
Alla fine degli anni ’20 il cinema divenne sonoro, provocando una radicale trasformazione produttiva e tecnologica. I film muti ricorrevano alle didascalie per i dialoghi ed, in sala, erano accompagnati da un’orchestra che eseguiva musiche di repertorio o appositamente composte per l’occasione: mancava la colonna sonora. I progressi della radiofonia consentirono di applicare anche al cinema nuovi ritrovati tecnici.
La Warner Brothers, una piccola casa cinematografica in difficoltà finanziarie, nel 1926 produsse il primo film, “Don Juan”, con musiche sincronizzate. Esso non riscosse il successo che, invece, ottenne il film successivo, “Il cantante jazz”, in cui sia i suoni che le parole erano registrati sulla pellicola. Alla fine degli anni ’20, in America, il cinema muto venne abbandonato, cosa che cominciò a diffondersi anche in Europa. La rivoluzione del sonoro coincise con la grave crisi economica che, dal 1929 sconvolse gli Stati Uniti ed i paesi industrializzati. Dagli anni ’30 sino ai primi anni del ’60, il cinema divenne strumento di propaganda ideologica e contribuì a diffondere le nuove idee sociali e politiche. Hollywood divenne, più di prima, il simbolo del cinema come spettacolo e i film di questo periodo erano tutti intenti a rappresentare i vari aspetti della vita quotidiana, mettendo in luce sia gli aspetti morali che quelli paradossali. John Ford riprese il vecchio western e lo portò ad un livello elevato, Joseph von Sternberg seppe costruire uno straordinario campionario della femminilità, con i film interpretati da Marlene Dietrich ed ebbe grande affermazione il musical. Gli aspetti più significativi ed originali del cinema americano furono costituiti dalla commedia di costume e dal cinema di animazione.
In Europa l’avvento del sonoro coincise, da un lato, con una generale crisi del cinema, dall’altro, con l’uso propagandistico del mezzo. In Francia si ebbe una stagione cinematografica molto vivace. Si era sviluppato un genere di film molto realistici, con venature romantico-poetiche.
In Gran Bretagna un apporto notevole fu costituito oltre che da Hitchcock, che si era specializzato nel genere giallo raggiungendo, in seguito, a Hollywood, fama mondiale, anche dalla Scuola documentaristica britannica, capeggiata da John Grierson.
In Germania, dopo l’avvento al potere di Hitler, il cinema si sviluppò entro schemi fortemente politicizzanti. Molti registi, attori e sceneggiatori preferirono scegliere la via dell’esilio. I pochi rimasti produssero film nazisti e propagandistici.
In Italia, con l’avvento del Fascismo, ci fu una riorganizzazione produttiva del cinema. Furono create Cinecittà e il Centro sperimentale di cinematografia. Si affermarono molti registi come Alessandro Blasetti e Mario Camerini e attori come Vittorio De Sica. Alla fine della seconda guerra mondiale, il cinema traeva i suoi temi dalla letteratura ottocentesca e d’impianto formalistico. Solo in seguito, con l’affermarsi del regista Luchino Visconti, cominciò a diffondersi il cinema realistico. Questo regista venne, infatti, considerato il precursore diretto del Neorealismo cinematografico italiano. I film neorealisti venivano girati per le strade e in ambienti reali, senza utilizzare attori professionisti e i registi avevano lo scopo di rappresentare la realtà senza manipolarla. Il cinema di questo periodo ebbe il merito di saper rappresentare con grande autenticità il disperato paesaggio sociale, la tragica realtà italiana che usciva dal fascismo e l’esperienza dell’occupazione tedesca, mettendo in scena le vicende di piccoli uomini.
Le scelte di fondo del Neorealismo, il rifiuto degli attori professionisti e la scelta di girare in ambienti reali erano dovute soprattutto allo stato disastroso in cui versava l’industria cinematografica italiana e degli studi di Cinecittà, gravemente danneggiati dai bombardamenti. Il fatto che i film dovessero aderire più che potevano alla realtà, comportò un uso meno accentuato del montaggio e dell’illuminazione artificiale. Talvolta, inoltre, il finale dei film restava aperto proprio per lasciare al pubblico la scelta tra possibili e diversi esiti. I più importanti registi del Neorealismo furono Roberto Rossellini, Vittorio De Sica Cesare Zavattini e molti altri. Da questo nuovo modo di far cinema, si sviluppò, negli anni ’50, il “Neorealismo rosa” e successivamente la commedia all’italiana, di cui furono degni rappresentanti Comencini, Risi, Pietrangeli e Monicelli. Su questo sfondo si mossero anche altri registi che alimentarono i film con la loro poetica personale: Michelangelo Antonioni e Federico Fellini.
Anche negli Stati Uniti si cominciò a sentire un certo influsso del Neorealismo. A poco a poco vennero abbandonati i film di propaganda bellica e si rispolverarono i vecchi generi, dal western al poliziesco, dal musical all’avventuroso.
In Francia il Neorealismo non ebbe grande influenza. Una grande novità si manifestò alla fine degli anni ’50, quando un folto gruppo di giovani critici cinematografici diedero vita ad un cinema nuovo, denominato “Nuovelle vague”. I registi di questo nuovo cinema sostituirono le riprese in studio con quelle in ambienti reali, all’illuminazione artificiale preferivano quella naturale, i dialoghi venivano improvvisati e si avvalevano di mezzi leggeri e flessibili rispetto alle elaborate attrezzature degli studi cinematografici. Sul piano narrativo, i film della Nouvelle vague diedero vita a una narrazione giocata sulla casualità, l’imprevisto e il paradossale. L’autore più significativo di questo nuovo cinema fu Jean Luc Godard, la cui produzione fu molto vasta.
In Gran Bretagna si sviluppò un cinema di qualità che si impose sul mercato internazionale per alcuni anni. Solo agli inizi degli anni ’60, però, prese le mosse un cinema “giovane”, con l’esordio di numerosi registi di valore.
Dopo la grande stagione del Neorealismo, il cinema italiano, come anche quello europeo, attraversò una fase di crisi creativa. Tuttavia l’industria cinematografica andava bene e negli anni ’60 i film che ebbero maggiore successo erano gli horror, le commedie e quelli epici. Con Fellini, inoltre, si era imposto un tipo di film in cui la realtà quotidiana era compenetrata dalla fantasia e dall’immaginazione. Il film più rappresentativo di questo regista fu “La dolce vita”, in cui compare il ritratto di un mondo che trascorre la sua esistenza tra feste e serate mondane, che in realtà nascondevano il vuoto più assoluto. Molto interessante fu anche la produzione del regista Antonioni, che si affermò poco più tardi di Fellini. I suoi film presentavano caratteri più astratti ed erano contrassegnati da grande stravaganza e vitalità. Il successo dei film di Fellini e di Antonioni favorirono, nel corso degli anni ’60, l’esordio di nuovi registi, che seguirono la via del cinema d’autore. Pier Paolo Pasolini, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci operarono tutti tra gli anni ’60 e ’70. Il cinema di Pasolini coniugava la rappresentazione della vitalità sottoproletaria alla riscoperta del mito, attraverso uno stile originale e moderno. Bellocchio fece dei suoi film un atto di accusa contro la famiglia e la cultura piccolo-borghese, insistendo su ambienti claustrofobici, conflitti tra parenti, tensioni politiche e giovani emarginati. Bertolucci, dopo un esordio pasoliniano, creò nei suoi film una serie di ritratti di personaggi ambigui che volevano fuggire da un universo che riusciva alla fine a possederli.
In America, gli anni ’60, segnarono l’esplosione di un duro conflitto generazionale. I giovani, infatti, si affermarono come nuovo soggetto sociale che aveva una propria ideologia e un proprio stile di vita. Le giovani generazioni americane in quel periodo si battevano per tre motivi fondamentali: ottenere maggiori diritti civili, impegnandosi ad affermare soprattutto la parità tra neri e bianchi, schierarsi contro la guerra e ottenere più diritti per la libertà femminile.
Hollywood dapprima non si occupò di questi problemi, perché era tutta presa ad arginare la diminuzione del pubblico causata dall’avvento della televisione. In seguito, però, i produttori cinematografici hollywoodiani cominciarono a porre questi nuovi aspetti culturali all’interno dei propri film. Manifesto di questo nuovo tipo di cultura fu il film “Easy Rider” di Dennis Hopper che proponeva temi come la musica rock, la ribellione, la droga, la libertà sessuale e il viaggio inteso come ricerca di una nuova frontiera. Questo film seppe rappresentare a pieno i sentimenti di un’intera generazione e dimostrò uno stretto legame tra tendenza giovanilistica e sperimentazione stilistica. Il successo di questo film dimostrò non solo che la composizione degli spettatori era mutata, ma anche la necessità di un cambio generazionale. Negli anni ’70 cominciarono ad affermarsi nuovi registi, chiamati “movie brats”. Questi avevano frequentato le università del cinema e, quindi, oltre a conoscere bene la sua storia avevano anche l’età degli spettatori. Tra loro ricordiamo Francis Ford Coppola, George Lucas, Steven Spielberg, Martin Scorsese, Woody Allen, ecc.. Utilizzando nuovi soggetti nei loro film riuscirono e riescono ancora oggi ad ottenere un grande successo. Il cinema americano, in questo modo, ha confermato la validità di un mezzo, nato per produrre la realtà e divenuto ben presto uno straordinario produttore del fantastico.
Negli anni ’70 in Germania si affermò una nuova generazione di cineasti che risollevò le sorti del cinema tedesco. Nel secondo dopoguerra, infatti, il cinema era controllato dagli americani e, quindi, la produzione tedesca era quasi inesistente. Con la creazione del Festival di Oberhausen i cineasti tedeschi si diedero molto da fare per trovare condizioni più favorevoli alla produzione. Nel 1964 anzi il governo tedesco, pur di risollevare la propria cinematografia, concesse dei prestiti a tasso zero d’interesse perché questi registi realizzassero nuovi film. Nei primi anni ’70 si registrò così un boom del cinema tedesco, che si estese anche in Europa e in America. Al cinema tedesco spettò anche il merito di essere stato il primo a porre il problema della condizione femminile dal punto di vista della donna. Esso vantava una grande presenza femminile, tanto che un terzo dei film presentati al Festival di Berlino del ’78 erano diretti da donne.
In questi ultimi anni il cinema ha dovuto confrontarsi con la televisione e con i nuovi mezzi di diffusione dell’immagine semovente, instaurando con essi un rapporto dialettico. Uno degli aspetti più significativi è stata la nascita di pubblici diversi. Ciò non ha consentito più di parlare di una produzione cinematografica unitaria, ma diversificata. Nella produzione cinematografica moderna è stato possibile individuare solo alcune linee di tendenza.
Negli anni ’90 la produzione cinematografica è stata molto varia. Da un lato si è assistito alla proliferazione dei grandi film spettacolari, dall’altra si è consolidata una tendenza ad un cinema d’autore, che ha affrontato problemi attuali in maniera originale. Sono stati prodotti anche film di larga diffusione popolare, come quelli di Spielberg ricchi di effetti speciali.
Il cinema europeo, invece, si rifaceva ad un’idea di cinema più tradizionale: la forza simbolica e l’intensità realistica dell’immagine cinematografica si contrapponeva alla banalità quotidiana di quella televisiva. In Italia il cinema ha attraversato diverse fasi critiche, ma con le opere di registi come Ettore Scola, Nanni Moretti, Pupi Avati, Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores e Roberto Benigni, sembra che ci siano alcune linee di sviluppo di grande interesse.
In Inghilterra sono stati realizzati una serie di film caratterizzati da una forte attenzione alla vita quotidiana di gente semplice, spesso in un rapporto di emarginazione con il resto della società o appartenente agli strati economicamente più deboli. Le loro narrazioni fondono il dramma con la commedia e disegnano con efficacia ritratti di individui colti attraverso il filtro del rapporto con la società. Ciò che questi registi vogliono sottolineare è il difficile rapporto che queste persone hanno con la società, pertanto si avvalgono di attori di grande levatura.
Montecorvino Rovella venne investita dalla “febbre del cinema” sin dall’apparire delle prime pellicole. Come risulta dalla delibera comunale n. 49, del 15 maggio 1907, che riportiamo, i signori Troiano Stanislao e Positano Donato, infatti, il 15 maggio del 1907 chiesero al comune di questa cittadina il permesso di occupare per sei anni una parte di suolo in Piazza del Popolo, nel quale volevano “costruire un cinematografo”:
“Si assenta il Consigliere Budetta Conte Ferdinando.
La seduta è pubblica. È all’ordine del giorno il seguente oggetto, depositato ventiquattro ore prima sul tavolo della presidenza:
Istanza Troiano-Positano occupazione temporanea suolo strada esterna impianto Cinematografo
Si dà lettura della seguente istanza avvanzata dai Signori Troiano Stanislao di Raffaele e Positano Donato di Dionigi:
“Ai rispettabili Signori Sindaco e Consiglieri del Municipio di Montecorvino Rovella. I sottoscritti Troiano Stanislao di Raffaele e Positano Donato di Dionisi, rivolgono alle SS. LL. la presente domanda, diretta ad ottenere la concessione temporanea di una parte di suolo nella piazza del Popolo, sito nella via esterna di questo Capoluogo Rovella. I richiedenti intendono impiantare un Baraccone in legno per dare al pubblico le rappresentazioni Cinematografiche, che verrà costruito nel primo spiazzo del lato destro di detta Via Esterna, e precisamente allo sbocco del Vicolo Venezia, serbando una distanza dal vicolo stesso di metri due e centimetri novanta. Detto baraccone verrà costruito a tutta regola d’arte, con una estetica soddisfacente, ed avrà le dimensioni di metri Sette di larghezza per metri quattordici di lunghezza, che corrisponde ad un’area di metri quadrati Novantotto, e dell’altezza laterale dalla grondaia al suolo di metri tre e centimetri ottantacinque, mentre nel centro della covertura l’altezza intera sarà di metri cinque e centimetri settanta. Nel lato orientale del Baraccone vi rimane una larghezza media di metri tre e centimetri settanta, sufficienti al passaggio del pubblico per accedere alla rimanente vasta piazza del Popolo adibita per mercato, a cui vi si può transitare da altri siti, presso il Baraccone, da diversi lati. La cabina ove vien collocata la macchina verrà foderata di Amianto, materia refrattaria al fuoco, perciò di somma garentia contro l’incendio. Si fa notare al Rispettabile Consesso che nel lato occidentale del surriferito Baraccone non si arreca verun pregiudizio ai proprietarî , rimanendovi una distanza dalle rispettive case di metri sei in media. La concessione in esame si richiede per la durata di anni sei, restando a carico dei richiedenti tutte le spese occorrenti per la costruzione del Baraccone, come quelle pel disfacimento di esso al termine della concessione, facendo proprio il materiale di risulta. A corredo della presente domanda si alliga uno schizzo dell’edifizio che s’intende costruire, eseguito dal Perito comunale Carlo Sorrentino, e rilevato alla presenza dell’Assessore del ramo Sig.r Cerino Egidio. Gli esponenti si augurano che l’onorevole Consiglio, accogliendo benevolmente la istanza, vorrà accordare la chiesa concessione, in considerazione benanche che lo scopo a cui è diretta l’opera è dilettevole ed istruttivo. Montec.o Rovella, li 4 maggio 1907 – Firmati – Stanislao Troiano di Raffaele – Donato Positano”.
Il Consiglio, unanime dispone discutersi subito la presente domanda.
Il Consigliere Avv. Denza propone accogliersi la istanza, tanto più che dall’Amm.ne si debbono incoraggiare le iniziative che partono da concittadini, i quali, cercando di fare un utile, danno al paese il modo di divertirsi.
Il Consigliere Sig. Meo si associa al collega Denza.
Il Consigliere Cav. Maiorini non si oppone alla concessione ma vorrebbe che i proprietarî viciniori fossero garentiti da possibili incendî.
Il Consigliere Avv. Pagano plaude alla iniziativa dei due bravi artisti Troiano e Positano. Propone che la Giunta sorvegli l’andamento dei lavori, sia in quanto all’ubicazione, e sia per la estetica. È sicuro che guardando all’uso cui sarà addetto il Baraccone, la Giunta terrà presente le disposizioni di legge, onde garentire la incolumità dei cittadini in caso d’incendio.
Ed il Consiglio
Con voto unanime, accoglie la dimanda avvanzata dai Signori Troiano e Positano e concede quindi per anni sei il suolo alla via esterna per la costruzione di un baraccone esclusivamente da adibirsi per spettacoli Cinematografici, col mandato alla Giunta di sorvegliare l’andamento dei lavori, tenendo presente le raccomandazioni del Consigliere Pagano.
Stante la urgenza, con voto unanime, a norma di legge, dà la immediata esecuzione al presente deliberato”.
Come risulta dalla seguente delibera comunale (n. 58 del 22 maggio 1907), qualche giorno dopo i due presentarono un’altra domanda: “Il Presidente dà lettura della seguente dimanda: ” Ai rispettabili Signori Sindaco e Consiglieri del Municipio di Montec.o Rovella. I sottoscritti Stanislao Troiano di Raffaele e Donato Positano di Dionisio ringraziano sentitamente questo on. Consesso Municipale pel modo unanime con cui venne accolta la loro domanda, e pel plauso fatto alla loro impresa. Fanno poi notare alle SS.LL. che essendo sorto il bisogno per ragione tecnica di occupare in lunghezza, per costruire il Baraccone, almeno un altro metro di suolo, pregano le SS.LL. di accordare tale occupazione con quella stessa unanimità ed entusiasmo della volta scorsa. I sottoscritti da parte loro nulla tralasceranno per fare sì che l’opera riesca per bene. Sicuri, ne ringraziano di cuore anticipatamente l’onorevole Consesso. Con stima. Montec.o Rovella, lì 20 maggio 1907 – Firmati – Stanislao Troiano – Donato Positano.
Il Consiglio
Con voto unanime dispone discutersi subito la istanza Troiano-Positano, e nel merito, riportandosi alla precedente deliberazione 15 corrente maggio n° 49, colla quale furono concessi novantotto metri quadrati di suolo alla strada esterna ad essi Troiano e Positano per l’impianto di un baraccone per esclusivo uso del cinematografo, accoglie la istanza in esame, e permette che il barraccone avesse un metro di più di lunghezza, restando questa concessione subordinata ai patti e condizioni espresse nel cennato deliberato 15 maggio corrente N° 49.
Stante la urgenza, alla stessa unanimità, dà la immediata esecuzione al presente deliberato”.

di Francesca Colangelo,
(a gentile concessione del Prof. Giovanni Colangelo)