Come affermato in precedenza questa casata apparteneva al ceto dei funzionari e vassalli della chiesa e possedeva diversi beni allodiali e feudali nel territorio di Montecorvino. In particolare aveva in feudo alcuni terreni a piazza Meo, dove furono costruiti nel corso del secolo due distinti nuclei abitati, e precisamente al predetto angolo di via Vicinanza e vicolo Flora e sull’antico palazzo Meo, all’imbocco della via del Piano. Le due cellule umanizzate, appartenenti a due rami diversi della famiglia, erano in posizione strategica per il controllo delle vie di accesso a Rovella e rappresentavano dei veri e propri varchi dove transitavano le merci e gli animali di buona parte degli abitanti di Montecorvino. Questa posizione favoriva e consentiva ad alcuni suoi personaggi di svolgere l’attività di esattori delle tasse. Fra questi troviamo nel 1492 Sofie e Cristiano, appaltatori “di tutti i frutti e i proventi della Bagliva e dei mulini di Montecorvino e del casale San Vittore, appartenenti alla Mensa Arcivescovile di Salerno, per un intero anno e per un prezzo di duc. 500”. La vastità del territorio interessato, l’importanza delle due gabelle feudali e l’onere economico richiesto costrinse i due Meo ad associarsi con Giacomo de Loffredo, costituendo, probabilmente, come era solito in questi casi, una società con la quale gestire l’importante “arrendamento annuale”. Il documento dimostra come la famiglia era solita partecipare a queste aste annuali sull’esazione delle varie gabelle feudali e sulla notevole disponibilità economica e finanziaria di alcuni suoi membri. Nel medesimo periodo, sono documentati Vito e Jano, concessionari feudali, d. Annibale, sacerdote e affittuario della chiesa di Santa Maria dell’Assunta di Occiano, d. Sabatello, prete del Capitolo di S. Pietro, Antonio, proprietario di beni a Mangiarielli, Gio Sabato e Petrillo, testimoni nel 1492 nell’atto di affitto della bagliva, Pietro Antonio testimone in un obbligatio nel 1478, Santoro e Prospero testimoni nella stipula di affitto di Giovanni De Giglio del 15 settembre 1498.
Rovella nel Medioevo
Piazza dei Meo. Gli ultimi anni del ‘200 furono funestati da rovine e insicurezza generale e da una terribile crisi socio economica che costrinsero le popolazioni locali ad addensarsi in piccoli spazi collinari e luoghi particolarmente acclivi. Nell’angolo formato dalla via proveniente da Votraci e la strada antica per Martorano furono edificati, probabilmente negli ultimi decenni del XIII secolo e per tutto il ‘300, da parte di alcuni vassalli della chiesa una serie di piccole case fortificate a corte chiusa. Un piccolo nucleo era posto, probabilmente, lungo la via che conduceva a Votraci, su di un rialzato collinare costituito da una serie di terrazzamenti murati e da due o più case murate, collegate alla sottostante via da un una strettola e recintate da siepi e mura in pietra.
Un’altra cellula umanizzata era sita a poche decine di metri su una piccola via vicinale che dalla sottostante via antica portava a un piccolo villaggio fortificato. In questo piccolo abitato, dotato di acqua sorgentifera, si insediò, probabilmente già nella prima metà del Trecento, la famiglia Meo. Alcuni suoi membri appartenevano al ceto dei funzionari della chiesa e di esattori delle tasse per cui la scelta del luogo fu dovuto alla posizione strategica del sito e alla possibilità di costruire una struttura turrita con la quale controllare gli uomini e le cose che transitavano lungo l’antico asse viario. La crescita socio economica di un membro della famiglia consentì la fondazione di una cappella dedicata alla Purificazione di Maria “nel primo luogo del lato epistole della chiesa di S. Pietro”. La posizione prestigiosa del Beneficio dei Meo indica chiaramente che la casata aveva raggiunto, probabilmente, già a metà ‘300 un notevole prestigio all’interno dell’Università.
La relativa sicurezza esistente nella prima metà del XV secolo portò all’abbandono di questi siti di pendio e lo spostamento in basso degli abitanti. Furono costruite nuove abitazioni a corte chiusa con apertura sotto arco, torri e giardini murati e siepati. Di queste tracce di piccoli caseggiati turriti li troviamo al di sotto del primo nucleo (attuale palazzo Visconti), all’incrocio fra piazza Meo e vicolo Flora e lungo via Vicinanza, di fronte al vicolo del Carpio. I due ultimi siti furono edificati da vari personaggi dei Meo, documentati in vari rogiti quattrocenteschi.
fonte: montecorvinostoria.it
