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Sabato Morretta

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Sabato Morretta detto Sabatino, nato a Montecorvino Rovella (SA) nel settembre del 1938, è stato un politico di spicco della Democrazia Cristiana. Inizia la sua carriera politica nel 1976 e da allora ricopre diversi incarichi di rilievo: È stato Assessore al Commercio, Agricoltura e Artigianato, Assessore ai Servizi Sociali, Igiene e Sanità inoltre Presidente della 1ª Commissione per i Servizi Cimiteriali e rappresentante della Comunità Montana Terminio-Cervialto.  Per molti anni ha svolto il ruolo di Vicesindaco, contribuendo attivamente allo sviluppo del territorio picentino.

Tra i suoi successi principali, si annovera la battaglia politica per l’istituzione della prima Farmacia Comunale a Montecorvino Rovella. Morretta è stato anche definito “Padre Putativo” dei commercianti e artigiani locali, grazie alla creazione del Piano Regolatore Generale del Commercio, fondamentale per l’apertura di nuovi esercizi. Appassionato di sport, è stato Presidente della sezione montecorvinese dei Liberi Amatori del Ciclismo e del Gruppo Sportivo Macchia. 

“Ritengo che fare politica non possa significare altro che raccogliere con entusiasmo, affetto e onestà  le istanze che pervengono dai cittadini”

 

 

FOTO CARNEVALE MONTECORVINESE 2026 Martedì 17 febbraio

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FOTO CARNEVALE MONTECORVINESE 2026

martedì 17 febbraio

 

FOTO CARNEVALE MONTECORVINESE 2026 domenica 15 febbraio

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Carnival party background.Venetian mask on white background with confetti. Copy space

FOTO CARNEVALE MONTECORVINESE 2026 domenica 15 febbraio

CINEMA ANDREA MEO – Montecorvino Rovella (SA)

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Il cinema nacque alla fine dell”800 ad opera dei fratelli Luis-Jean e Auguste Lumière. Esso riscosse grandissimo successo sin dalle sue prime apparizioni. Questa invenzione permetteva alle immagini fotografiche di scorrere non solo a una velocità tale da dare l’impressione del movimento, ma di essere anche proiettate su uno schermo davanti a più persone. La prima proiezione per un pubblico pagante avvenne il 28 dicembre 1895 presso il Gran Cafè del Boulevard des Capucines a Parigi. Nel cinematografo Lumière la pellicola, larga 35mm, veniva trasportata a scatto per mezzo di graffe che penetravano nei fori esistenti ai bordi della pellicola e ciò si ripeteva 16 volte al secondo, per mezzo di una manovella che si faceva girare a due giri al secondo.  

Caratteristica del cinema delle origini fu quella di non pensare ancora alla costruzione di un’immagine che guidasse lo sguardo dello spettatore verso gli elementi narrativi che avevano maggior peso drammatico. Il successo dei film dei fratelli Lumière fu determinato dal fatto che essi rappresentassero e riproducessero la realtà, nella quale il pubblico dell’epoca si rispecchiava.

Il cinema, però, non riscosse grande successo se non quando nacquero le prime case di produzione ed i suoi primi veri autori.

Quasi parallela all’attività dei fratelli Lumière si svolse quella del prestigiatore e illusionista Georges Méliès, considerato anche il primo grande regista del cinema. Questi mise a punto e perfezionò una serie di trucchi che gli consentirono di dar vita al cinema fantastico. Sia i film realistici che quelli fantastici, però, non presentavano notevoli progressi nel campo della tecnica cinematografica. In essi era presente l’uso del montaggio, ma solo nel passaggio da una scena all’altra o da un ambiente a quello successivo. Ogni episodio si componeva di una sola inquadratura, non c’erano montaggi interni alle scene e organizzazione drammatica all’interno dell’inquadratura.

Agli inizi del ‘900 alcuni registi inglesi introdussero nei film figure quali il piano ravvicinato e il montaggio alternato. Negli Stati Uniti il progresso fu più lento, ma continuo. Si deve, infatti, al regista Edwin Stratton Porter l’introduzione del movimento della macchina, la costruzione drammatica dello spazio, l’utilizzazione del mezzo primo piano dalle quali derivarono una maggiore partecipazione emotiva dello spettatore. In seguito furono introdotte la frammentazione di una scena in più inquadrature, la dilatazione e la concentrazione temporale, il montaggio alternato, il primo piano in funzione narrativa, lo sfruttamento delle possibilità espressive della cinepresa e la costruzione drammatica dei piani.

In Italia, la prima casa cinematografica fu fondata nel 1905 da Filoteo Alberini con il nome di “Primo stabilimento italiano di manifattura cinematografica Alberini e Santoni”. Essa realizzò il film “La Presa di Roma”, il primo di una lunga serie di film storici. Questo genere venne molto apprezzato, tanto da conquistare i mercati mondiali e, soprattutto, quello statunitense.

Nel corso di una decina d’anni, il cinema divenne un nuovo genere di spettacolo popolare, che attirava un pubblico sempre più vasto e vario, creando nuove abitudini, costumi e mode. La produzione cinematografica europea e statunitense si stabilizzò tanto che nacquero figure come quella del produttore, dello sceneggiatore e del regista, mentre gli attori e le attrici diventarono dei divi. Negli Stati Uniti, alcuni produttori indipendenti si stabilirono a Hollywood, creando una fiorente industria dello spettacolo. In questo periodo operò David Wark Griffith, iniziatore del cinema come arte. Nacquero la scuola comica di Mack Sennett, da cui uscì Charlie Chaplin, i western e i serials, film ad episodi settimanali.

Alla fine della prima guerra mondiale, il cinema subì delle modifiche dovute ai rivolgimenti politici e sociali di questo periodo. Mentre l’Europa attraversò un profondo periodo di crisi, gli Stati Uniti rinforzarono le proprie strutture produttive.   

Accanto allo sviluppo del cinema americano, nel 1919 in Germania il produttore Erich Pommer, dopo aver consultato dei pittori, decise di girare un film, la cui sceneggiatura si presentava poco convenzionale, in modo espressionista. Questo movimento di avanguardia, oltre la pittura, aveva investito anche il campo letterario, teatrale e architettonico e con esso Pommer riteneva di lanciare il cinema tedesco sul piano internazionale. L’Espressionismo tedesco lavorava sulla messa in scena che sottoponeva a forme di assoluto controllo. Le scenografie erano distorte e irreali, gli attori portavano trucco pesante e si muovevano in modo sinuoso. Tutti gli elementi della messa in scena interagivano tra loro dando vita ad una composizione complessiva dell’immagine in cui i personaggi erano un elemento visivo che si fondeva con esso.

Negli anni ’20 in Unione Sovietica, in Germania e in Francia artisti ed intellettuali erano alla ricerca e alla creazione di un nuovo modo di esprimersi.

Nell’Unione Sovietica la produzione cinematografica si mosse su nuove basi. Registi come Kulesov e Vertov rinnovarono il linguaggio con un nuovo e rivoluzionario impiego del montaggio. Per i registi sovietici un film non esisteva nelle sue singole inquadrature, ma solo nella loro combinazione in un intero. Oltre al montaggio, altra caratteristica del cinema sovietico di questo periodo fu il rifiuto della psicologia individuale, che perdeva il suo ruolo di motore del racconto a vantaggio di forze sociali di ben più ampia natura. Il declino della straordinaria stagione del cinema rivoluzionario sovietico non fu dovuto, però, a fattori industriali ed economici, ma dalle accuse del governo che sosteneva che i cineasti si erano avvicinati al cinema in maniera molto formale.

In Francia, nel frattempo, si affermò un cinema di qualità, che teneva conto delle ricerche della avanguardia. Esso venne definito “Impressionismo francese”. I registi di questo periodo (Abel Gance, Germain Dulac, ecc.) dichiaravano che il cinema si dovesse affermare nella propria purezza, liberandosi da ogni influenza nei confronti del teatro e della letteratura, saper esprimere suggestioni e sensazioni, diventare un mezzo attraverso il quale l’artista potesse liberare i propri sentimenti. L’emozione divenne, quindi, l’elemento centrale della loro estetica e l’interesse si concentrava sulla realtà interiore dei personaggi messi in scena. Il tempo e lo spazio del racconto venivano continuamente manipolati, attraverso il ricorso ad immagini della memoria, sogni, fantasie e stati mentali. L’esperienza dell’Impressionismo francese si concluse, però, con la fine dell’epoca del muto, perché l’industria francese non era disposta a spendere denaro in progetti troppo rischiosi.

Alla fine degli anni ’20 il cinema divenne sonoro, provocando una radicale trasformazione produttiva e tecnologica. I film muti ricorrevano alle didascalie per i dialoghi ed, in sala, erano accompagnati da un’orchestra che eseguiva musiche di repertorio o appositamente composte per l’occasione: mancava la colonna sonora. I progressi della radiofonia consentirono di applicare anche al cinema nuovi ritrovati tecnici.

La Warner Brothers, una piccola casa cinematografica in difficoltà finanziarie, nel 1926 produsse il primo film, “Don Juan”, con musiche sincronizzate. Esso non riscosse il successo che, invece, ottenne il film successivo, “Il cantante jazz”, in cui sia i suoni che le parole erano registrati sulla pellicola. Alla fine degli anni ’20, in America, il cinema muto venne abbandonato, cosa che cominciò a diffondersi anche in Europa. La rivoluzione del sonoro coincise con la grave crisi economica che, dal 1929 sconvolse gli Stati Uniti ed i paesi industrializzati. Dagli anni ’30 sino ai primi anni del ’60, il cinema divenne strumento di propaganda ideologica e contribuì a diffondere le nuove idee sociali e politiche. Hollywood divenne, più di prima, il simbolo del cinema come spettacolo e i film di questo periodo erano tutti intenti a rappresentare i vari aspetti della vita quotidiana, mettendo in luce sia gli aspetti morali che quelli paradossali. John Ford riprese il vecchio western e lo portò ad un livello elevato, Joseph von Sternberg seppe costruire uno straordinario campionario della femminilità, con i film interpretati da Marlene Dietrich ed ebbe grande affermazione il musical. Gli aspetti più significativi ed originali del cinema americano furono costituiti dalla commedia di costume e dal cinema di animazione.

In Europa l’avvento del sonoro coincise, da un lato, con una generale crisi del cinema, dall’altro, con l’uso propagandistico del mezzo. In Francia si ebbe una stagione cinematografica molto vivace. Si era sviluppato un genere di film molto realistici, con venature romantico-poetiche.

In Gran Bretagna un apporto notevole fu costituito oltre che da Hitchcock, che si era specializzato nel genere giallo raggiungendo, in seguito, a Hollywood, fama mondiale, anche dalla Scuola documentaristica britannica, capeggiata da John Grierson.

In Germania, dopo l’avvento al potere di Hitler, il cinema si sviluppò entro schemi fortemente politicizzanti. Molti registi, attori e sceneggiatori preferirono scegliere la via dell’esilio. I pochi rimasti produssero film nazisti e propagandistici.

In Italia, con l’avvento del Fascismo, ci fu una riorganizzazione produttiva del cinema. Furono create Cinecittà e il Centro sperimentale di cinematografia. Si affermarono molti registi come Alessandro Blasetti e Mario Camerini e attori come Vittorio De Sica. Alla fine della seconda guerra mondiale, il cinema traeva i suoi temi dalla letteratura ottocentesca e d’impianto formalistico. Solo in seguito, con l’affermarsi del regista Luchino Visconti, cominciò a diffondersi il cinema realistico. Questo regista venne, infatti, considerato il precursore diretto del Neorealismo cinematografico italiano. I film neorealisti venivano girati per le strade e in ambienti reali, senza utilizzare attori professionisti e i registi avevano lo scopo di rappresentare la realtà senza manipolarla. Il cinema di questo periodo ebbe il merito di saper rappresentare con grande autenticità il disperato paesaggio sociale, la tragica realtà italiana che usciva dal fascismo e l’esperienza dell’occupazione tedesca, mettendo in scena le vicende di piccoli uomini.

Le scelte di fondo del Neorealismo, il rifiuto degli attori professionisti e la scelta di girare in ambienti reali erano dovute soprattutto allo stato disastroso in cui versava l’industria cinematografica italiana e degli studi di Cinecittà, gravemente danneggiati dai bombardamenti. Il fatto che i film dovessero aderire più che potevano alla realtà, comportò un uso meno accentuato del montaggio e dell’illuminazione artificiale. Talvolta, inoltre, il finale dei film restava aperto proprio per lasciare al pubblico la scelta tra possibili e diversi esiti. I più importanti registi del Neorealismo furono Roberto Rossellini, Vittorio De Sica Cesare Zavattini e molti altri. Da questo nuovo modo di far cinema, si sviluppò, negli anni ’50, il “Neorealismo rosa” e successivamente la commedia all’italiana, di cui furono degni rappresentanti Comencini, Risi, Pietrangeli e Monicelli. Su questo sfondo si mossero anche altri registi che alimentarono i film con la loro poetica personale: Michelangelo Antonioni e Federico Fellini.

Anche negli Stati Uniti si cominciò a sentire un certo influsso del Neorealismo. A poco a poco vennero abbandonati i film di propaganda bellica e si rispolverarono i vecchi generi, dal western al poliziesco, dal musical all’avventuroso.

In Francia il Neorealismo non ebbe grande influenza. Una grande novità si manifestò alla fine degli anni ’50, quando un folto gruppo di giovani critici cinematografici diedero vita ad un cinema nuovo, denominato “Nuovelle vague”. I registi di questo nuovo cinema sostituirono le riprese in studio con quelle in ambienti reali, all’illuminazione artificiale preferivano quella naturale, i dialoghi venivano improvvisati e si avvalevano di mezzi leggeri e flessibili rispetto alle elaborate attrezzature degli studi cinematografici. Sul piano narrativo, i film della Nouvelle vague diedero vita a una narrazione giocata sulla casualità, l’imprevisto e il paradossale. L’autore più significativo di questo nuovo cinema fu Jean Luc Godard, la cui produzione fu molto vasta.

In Gran Bretagna si sviluppò un cinema di qualità che si impose sul mercato internazionale per alcuni anni. Solo agli inizi degli anni ’60, però, prese le mosse un cinema “giovane”, con l’esordio di numerosi registi di valore.

Dopo la grande stagione del Neorealismo, il cinema italiano, come anche quello europeo, attraversò una fase di crisi creativa. Tuttavia l’industria cinematografica andava bene e negli anni ’60 i film che ebbero maggiore successo erano gli horror, le commedie e quelli epici. Con Fellini, inoltre, si era imposto un tipo di film in cui la realtà quotidiana era compenetrata dalla fantasia e dall’immaginazione. Il film più rappresentativo di questo regista fu “La dolce vita”, in cui compare il ritratto di un mondo che trascorre la sua esistenza tra feste e serate mondane, che in realtà nascondevano il vuoto più assoluto. Molto interessante fu anche la produzione del regista Antonioni, che si affermò poco più tardi di Fellini. I suoi film presentavano caratteri più astratti ed erano contrassegnati da grande stravaganza e vitalità. Il successo dei film di Fellini e di Antonioni favorirono, nel corso degli anni ’60, l’esordio di nuovi registi, che seguirono la via del cinema d’autore. Pier Paolo Pasolini, Marco Bellocchio, Bernardo Bertolucci operarono tutti tra gli anni ’60 e ’70. Il cinema di Pasolini coniugava la rappresentazione della vitalità sottoproletaria alla riscoperta del mito, attraverso uno stile originale e moderno. Bellocchio fece dei suoi film un atto di accusa contro la famiglia e la cultura piccolo-borghese, insistendo su ambienti claustrofobici, conflitti tra parenti, tensioni politiche e giovani emarginati. Bertolucci, dopo un esordio pasoliniano, creò nei suoi film una serie di ritratti di personaggi ambigui che volevano fuggire da un universo che riusciva alla fine a possederli.

In America, gli anni ’60, segnarono l’esplosione di un duro conflitto generazionale. I giovani, infatti, si affermarono come nuovo soggetto sociale che aveva una propria ideologia e un proprio stile di vita. Le giovani generazioni americane in quel periodo si battevano per tre motivi fondamentali: ottenere maggiori diritti civili, impegnandosi ad affermare soprattutto la parità tra neri e bianchi, schierarsi contro la guerra e ottenere più diritti per la libertà femminile.

Hollywood dapprima non si occupò di questi problemi, perché era tutta presa ad arginare la diminuzione del pubblico causata dall’avvento della televisione. In seguito, però, i produttori cinematografici hollywoodiani cominciarono a porre questi nuovi aspetti culturali all’interno dei propri film. Manifesto di questo nuovo tipo di cultura fu il film “Easy Rider” di Dennis Hopper che proponeva temi come la musica rock, la ribellione, la droga, la libertà sessuale e il viaggio inteso come ricerca di una nuova frontiera. Questo film seppe rappresentare a pieno i sentimenti di un’intera generazione e dimostrò uno stretto legame tra tendenza giovanilistica e sperimentazione stilistica. Il successo di questo film dimostrò non solo che la composizione degli spettatori era mutata, ma anche la necessità di un cambio generazionale. Negli anni ’70 cominciarono ad affermarsi nuovi registi, chiamati “movie brats”. Questi avevano frequentato le università del cinema e, quindi, oltre a conoscere bene la sua storia avevano anche l’età degli spettatori. Tra loro ricordiamo Francis Ford Coppola, George Lucas, Steven Spielberg, Martin Scorsese, Woody Allen, ecc.. Utilizzando nuovi soggetti nei loro film riuscirono e riescono ancora oggi ad ottenere un grande successo. Il cinema americano, in questo modo, ha confermato la validità di un mezzo, nato per produrre la realtà e divenuto ben presto uno straordinario produttore del fantastico.

Negli anni ’70 in Germania si affermò una nuova generazione di cineasti che risollevò le sorti del cinema tedesco. Nel secondo dopoguerra, infatti, il cinema era controllato dagli americani e, quindi, la produzione tedesca era quasi inesistente. Con la creazione del Festival di Oberhausen i cineasti tedeschi si diedero molto da fare per trovare condizioni più favorevoli alla produzione. Nel 1964 anzi il governo tedesco, pur di risollevare la propria cinematografia, concesse dei prestiti a tasso zero d’interesse perché questi registi realizzassero nuovi film. Nei primi anni ’70 si registrò così un boom del cinema tedesco, che si estese anche in Europa e in America. Al cinema tedesco spettò anche il merito di essere stato il primo a porre il problema della condizione femminile dal punto di vista della donna. Esso vantava una grande presenza femminile, tanto che un terzo dei film presentati al Festival di Berlino del ’78 erano diretti da donne.

In questi ultimi anni il cinema ha dovuto confrontarsi con la televisione e con i nuovi mezzi di diffusione dell’immagine semovente, instaurando con essi un rapporto dialettico. Uno degli aspetti più significativi è stata la nascita di pubblici diversi. Ciò non ha consentito più di parlare di una produzione cinematografica unitaria, ma diversificata. Nella produzione cinematografica moderna è stato possibile individuare solo alcune linee di tendenza.

Negli anni ’90 la produzione cinematografica è stata molto varia. Da un lato si è assistito alla proliferazione dei grandi film spettacolari, dall’altra si è consolidata una tendenza ad un cinema d’autore, che ha affrontato problemi attuali in maniera originale. Sono stati prodotti anche film di larga diffusione popolare, come quelli di Spielberg ricchi di effetti speciali.

Il cinema europeo, invece, si rifaceva ad un’idea di cinema più tradizionale: la forza simbolica e l’intensità realistica dell’immagine cinematografica si contrapponeva alla banalità quotidiana di quella televisiva. In Italia il cinema ha attraversato diverse fasi critiche, ma con le opere di registi come Ettore Scola, Nanni Moretti, Pupi Avati, Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores e Roberto Benigni, sembra che ci siano alcune linee di sviluppo di grande interesse.

In Inghilterra sono stati realizzati una serie di film caratterizzati da una forte attenzione alla vita quotidiana di gente semplice, spesso in un rapporto di emarginazione con il resto della società o appartenente agli strati economicamente più deboli. Le loro narrazioni fondono il dramma con la commedia e disegnano con efficacia ritratti di individui colti attraverso il filtro del rapporto con la società. Ciò che questi registi vogliono sottolineare è il difficile rapporto che queste persone hanno con la società, pertanto si avvalgono di attori di grande levatura.

Montecorvino Rovella venne investita dalla “febbre del cinema” sin dall’apparire delle prime pellicole. Come risulta dalla delibera comunale n. 49, del 15 maggio 1907, che riportiamo, i signori Troiano Stanislao e Positano Donato, infatti, il 15 maggio del 1907 chiesero al comune di questa cittadina il permesso di occupare per sei anni una parte di suolo in Piazza del Popolo, nel quale volevano “costruire un cinematografo”:

“Si assenta il Consigliere Budetta Conte Ferdinando.

La seduta è pubblica. È all’ordine del giorno il seguente oggetto, depositato ventiquattro ore prima sul tavolo della presidenza:

Istanza Troiano-Positano occupazione temporanea suolo strada esterna impianto Cinematografo

Si dà lettura della seguente istanza avvanzata dai Signori Troiano Stanislao di Raffaele e Positano Donato di Dionigi:

“Ai rispettabili Signori Sindaco e Consiglieri del Municipio di Montecorvino Rovella. I sottoscritti Troiano Stanislao di Raffaele e Positano Donato di Dionisi, rivolgono alle SS. LL. la presente domanda, diretta ad ottenere la concessione temporanea di una parte di suolo nella piazza del Popolo, sito nella via esterna di questo Capoluogo Rovella. I richiedenti intendono impiantare un Baraccone in legno per dare al pubblico le rappresentazioni Cinematografiche, che verrà costruito nel primo spiazzo del lato destro di detta Via Esterna, e precisamente allo sbocco del Vicolo Venezia, serbando una distanza dal vicolo stesso di metri due e centimetri novanta. Detto baraccone verrà costruito a tutta regola d’arte, con una estetica soddisfacente, ed avrà le dimensioni di metri Sette di larghezza per metri quattordici di lunghezza, che corrisponde ad un’area di metri quadrati Novantotto, e dell’altezza laterale dalla grondaia al suolo di metri tre e centimetri ottantacinque, mentre nel centro della covertura l’altezza intera sarà di metri cinque e centimetri settanta. Nel lato orientale del Baraccone vi rimane una larghezza media di metri tre e centimetri settanta, sufficienti al passaggio del pubblico per accedere alla rimanente vasta piazza del Popolo adibita per mercato, a cui vi si può transitare da altri siti, presso il Baraccone, da diversi lati. La cabina ove vien collocata la macchina verrà foderata di Amianto, materia refrattaria al fuoco, perciò di somma garentia contro l’incendio. Si fa notare al Rispettabile Consesso che nel lato occidentale del surriferito Baraccone non si arreca verun pregiudizio ai proprietarî , rimanendovi una distanza dalle rispettive case di metri sei in media. La concessione in esame si richiede per la durata di anni sei, restando a carico dei richiedenti tutte le spese occorrenti per la costruzione del Baraccone, come quelle pel disfacimento di esso al termine della concessione, facendo proprio il materiale di risulta. A corredo della presente domanda si alliga uno schizzo dell’edifizio che s’intende costruire, eseguito dal Perito comunale Carlo Sorrentino, e rilevato alla presenza dell’Assessore del ramo Sig.r Cerino Egidio. Gli esponenti si augurano che l’onorevole Consiglio, accogliendo benevolmente la istanza, vorrà accordare la chiesa concessione, in considerazione benanche che lo scopo a cui è diretta l’opera è dilettevole ed istruttivo. Montec.o Rovella, li 4 maggio 1907 – Firmati – Stanislao Troiano di Raffaele – Donato Positano”.

Il Consiglio, unanime dispone discutersi subito la presente domanda.

Il Consigliere Avv. Denza propone accogliersi la istanza, tanto più che dall’Amm.ne si debbono incoraggiare le iniziative che partono da concittadini, i quali, cercando di fare un utile, danno al paese il modo di divertirsi.

Il Consigliere Sig. Meo si associa al collega Denza.

Il Consigliere Cav. Maiorini non si oppone alla concessione ma vorrebbe che i proprietarî viciniori fossero garentiti da possibili incendî.

Il Consigliere Avv. Pagano plaude alla iniziativa dei due bravi artisti Troiano e Positano. Propone che la Giunta sorvegli l’andamento dei lavori, sia in quanto all’ubicazione, e sia per la estetica. È sicuro che guardando all’uso cui sarà addetto il Baraccone, la Giunta terrà presente le disposizioni di legge, onde garentire la incolumità dei cittadini in caso d’incendio.

Ed il Consiglio

Con voto unanime, accoglie la dimanda avvanzata dai Signori Troiano e Positano e concede quindi per anni sei il suolo alla via esterna per la costruzione di un baraccone esclusivamente da adibirsi per spettacoli Cinematografici, col mandato alla Giunta di sorvegliare l’andamento dei lavori, tenendo presente le raccomandazioni del Consigliere Pagano.

Stante la urgenza, con voto unanime, a norma di legge, dà la immediata esecuzione al presente deliberato”.

Come risulta dalla seguente delibera comunale (n. 58 del 22 maggio 1907), qualche giorno dopo i due presentarono un’altra domanda: “Il Presidente dà lettura della seguente dimanda: ” Ai rispettabili Signori Sindaco e Consiglieri del Municipio di Montec.o Rovella. I sottoscritti Stanislao Troiano di Raffaele e Donato Positano di Dionisio ringraziano sentitamente questo on. Consesso Municipale pel modo unanime con cui venne accolta la loro domanda, e pel plauso fatto alla loro impresa. Fanno poi notare alle SS.LL. che essendo sorto il bisogno per ragione tecnica di occupare in lunghezza, per costruire il Baraccone, almeno un altro metro di suolo, pregano le SS.LL. di accordare tale occupazione con quella stessa unanimità ed entusiasmo della volta scorsa. I sottoscritti da parte loro nulla tralasceranno per fare sì che l’opera riesca per bene. Sicuri, ne ringraziano di cuore anticipatamente l’onorevole Consesso. Con stima. Montec.o Rovella, lì 20 maggio 1907 – Firmati – Stanislao Troiano – Donato Positano.

Il Consiglio

Con voto unanime dispone discutersi subito la istanza Troiano-Positano, e nel merito, riportandosi alla precedente deliberazione 15 corrente maggio n° 49, colla quale furono concessi novantotto metri quadrati di suolo alla strada esterna ad essi Troiano e Positano per l’impianto di un baraccone per esclusivo uso del cinematografo, accoglie la istanza in esame, e permette che il barraccone avesse un metro di più di lunghezza, restando questa concessione subordinata ai patti e condizioni espresse nel cennato deliberato 15 maggio corrente N° 49.

Stante la urgenza, alla stessa unanimità, dà la immediata esecuzione al presente deliberato”.

i Francesca Colangelo,
(a gentile concessione del Prof. Giovanni Colangelo)

 

 

Appunti sul Cinema Andrea Meo di Montecorvino Rovella ( SA )
 
Nunzio Di Rienzo : Ricerche storiche – Anno 2010
 
Nel 1820, all’epoca della separazione dei due Comuni di Montecorvino Rovella e Montecorvino Pugliano, le varie Amministrazioni che sino ad allora si erano succedute, si erano poste sempre il problema della strada che attraversava il nucleo centrale di Montecorvino Rovella, il Casale Strada, ( da Via Iorio a Via Diaz ). Detta strada che collegava la Piana ( da San Martino) ed il Casale Pugliano e si dirigeva verso il Casale Rovella aveva una estensione massima di circa tre metri , costeggiava un dirupo del giardino dei Maiorini ed i Palazzi di sinistra ( Pico, Maiorini) e inframmezzata da un piccolo spiazzo ( Spiazzo Consalvi ) che serviva da sosta alle carrozze che erano giunte sin lì per consentire il passaggio a quelle che provenivano in senso contrario.
Provenendo dalla Piana o da Pugliano, sulla destra vi era un dirupo che costeggiava il giardino della famiglia Maiorini e gli unici palazzi esistenti erano la sede Municipale ( poi Pretura ) 1760 ed il Palazzo Aitoro proprio al termine del percorso (1754) che si affacciava sulla Piazza del Popolo ( Piazza Umberto I).
Ad iniziare dalla prima amministrazione del neonato Comune di Rovella, nel 1820, guidata dal Sindaco Diego Bassi, furono intraprese varie iniziative per alleviare il passaggio delle carrozze, ivi compresa la discesa nel giardino dei Maiorini ( dove ora c’è la colonnina spartitraffico) con un dislivello di circa sei metri e dopo un percorso di un centinaio di metri ( Corso Umberto I ) si risaliva sulla Piazza del Popolo agganciati da un carretto con quattro cavalli. Ciò avveniva solo in giorni di sole, infatti nei giorni di pioggia il fango sul sentiero non consentiva il transito.
Furono concesse numerose licenze per costruire fabbricati per uso abitazione sino alla fine del 1800 per dare consistenza alla parte destra espropriata del più volte nominato giardino dei Maiorini ed iniziare , già dal 1840, la costruzione di una strada, con innalzamento della massicciata, che dava la possibilità di una alternativa alla strada del Casale omonimo.
Le costruzioni delle abitazioni sul lato sinistro andavano quasi di pari passo alla costruzione della strada che agevolava il trasporto di materiali e fu creata a metà strada , sottostante la piazzetta della parte superiore, un’altra Piazza che fu dedicata al Re Vittorio Emanuele, dopo l’unificazione del Regno d’Italia.
Con l’avvento del Regime fascista, tra gli anni 1927 e 1934, sotto la direzione del Podestà Armando Meo, Montecorvino Rovella ebbe una totale trasformazione nel suo sviluppo urbanistico e venne abbellita dalla Costruzione del Parco delle Rimembranze, dei giardini Pubblici di Piazza Budetta, di numerosi fontane , pubblici lavatoi, orologi pubblici, ecc..
Tra le tante iniziative, vi fu anche quella di costruire un luogo di aggregazione e di spettacolo , nonché un piccolo albergo, sulla Piazza Vittorio Emanuele, che scomparve, per offrire ospitalità ad eventuali visitatori. E tale iniziativa ebbe la sua concretezza con un contratto stipulato tra il Comune ed il Sig. Quaranta Nicola fu Andrea, come si evince da due deliberazioni del Podestà, datate rispettivamente 11 marzo 1933, n.92 e 15 maggio 1933, n.190, che si allegano alla presente ricerca.
La costruzione, terminata, adibita nella parte superiore ad albergo e nella parte inferiore a Cinema teatro, fu intitolata ad Andrea Meo, Sindaco di Montecorvino Rovella dal 1892 al 1895, e anche per fare un gradito omaggio al Podestà.
Il cinema terminò la sua funzionalità già dagli anni ottanta del secolo scorso e il fabbricato, dopo una lungaggine burocratica che non interessa ai nostri fini storici, attende una destinazione che possa servire la Comunità locale come luogo di incontri, convegni, spettacoli, ecc…
NUNZIO DI RIENZO
 
 

 

interno cinema meo anni 50

 


 

FOTO – Presepe Vivente Montecorvino – 27 dicembre 2025

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Presepe Vivente Montecorvino
27 dicembre 2025

FOTO – Presepe Vivente Montecorvino – 26 dicembre 2025

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Presepe Vivente Montecorvino
26 dicembre 2025

I LAVATOI PUBBLICI

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Essi fanno parte della nostra storia, delle grandi fatiche delle nostre nonne che, fino agli anni cinquanta del 1900, si recavano ogni giorno per fare il proprio bucato e talvolta anche quello di persone altolocate. Alcune donne ne avevano fatto proprio una professione personale a cui veniva insegnato il mestiere e che a loro volta lo insegnavano alle ragazze più piccole, meno abbienti.

I lavatoi, di solito, erano composti di tre parti : la fontana, il lavatoio e l’abbeveratoio per gli animali.
Essi, inoltre, erano alimentati da sorgenti, torrenti e rogge.

In Montecorvino Rovella, si trovano tracce documentarie già nella prima metà dell’ottocento con, in quell’epoca, attestazioni di antichità che risalgono senz’altro alla frammentazione del territorio in numerosi casali ( 23).

Ogni casale, poi frazione, aveva il suo lavatoio che, col trascorrere del tempo, si rivelarono sempre più insufficienti alle esigenze della popolazione, sia per problemi di smaltimento delle acque che spesso formavano pantani maleodoranti, sia la mancanza di riparo per le donne che si apprestavano a lavare il bucato.

Le lavandaie a domicilio si recavano presso le famiglie che richiedevano i loro servigi.

Fino agli anni ’50 del secolo scorso esisteva ancora questa figura di donna, che girava di casa in casa, con un lungo grembiule di tela cerata, con le mani enormi, sformate dall’artrite, arrossate dai detersivi aggressivi, china sulla conca di terracotta, che sfregava energicamente sull’asse di legno la pesante biancheria di lino, di canapa e di cotone e contemporaneamente diffondeva, senza acrimonia, pettegolezzi, annunci di nascite e di morti, racconti di tradimenti, di emigrazioni, di ritorni dalla guerra o dalla prigionia. Insomma il gossip dell’epoca!!
Buon prosieguo
 Fonte: montecorvinostoria.it




 

ELEZIONI REGIONALI IN CAMPANIA 2025 – Montecorvino Rovella

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RISULTATI ELEZIONI REGIONALI CAMPANIA 2025
MONTECORVINO ROVELLA

 

Elettori: 10.622 | Votanti: 4.194 (39,48%) | Schede nulle: 75 – Schede bianche: 73 – Schede contestate: 0

 

 


DETTAGLI


ROBERTO FICO

 


EDMONDO CIRIELLI

 

ALTRI

 

 

 

 

 

 

DETTAGLIO PREFERENZE CANDIDATI

 

 

Candidati presidente e liste Voti % Sezioni pervenute %
FICO ROBERTO     7.27 57,51
  AVANTI CAMPANIA   960 24,71
    VOLPE ANDREA 915  
    MALFEO ROMINA 115  
    GAROFALO ANTONELLA 20  
    PESSOLANO MARIA ANTONIA DETTA ANTONELLA 6  
    SORRENTINO PASQUALE 4  
    DI POPOLO FILOMENO ANTONIO 0  
    PADOVANO FERDINANDO 0  
    D’ANTONIO FLORIANA 0  
    FONTANA ESPEDITO 0  
  PARTITO DEMOCRATICO   690 17,76
    PICARONE FRANCESCO DETTO FRANCO 310  
    MATERA CORRADO 107  
    FALCONE GAETANA 86  
    CONTE FEDERICO 68  
    FIORE ANIELLO DETTO NELLO 41  
    PETRONE ANNA 18  
    GUZZO GIOVANNI 17  
    FORTINO FEDERICA 15  
    FOGLIAME VIRGILIA 1  
  ROBERTO FICO PRESIDENTE   178 4,58
    CUOFANO GIOVANNI MARIA 44  
    MORINELLI STEFANIA 12  
    SPERANZA VINCENZO 5  
    RICCI LUIGI DETTO GIGI 2  
    ANNUNZIATA ALFONSO 1  
    D’ANIELLO MARIA 1  
    AGRESTA MARIA FEDERICA 0  
    DI PAOLA FRANCESCO 0  
    SALZANO DONATO 0  
  MOVIMENTO 5 STELLE 2050   142 3,66
    CAMMARANO MICHELE 32  
    MOLINARO IOLANDA 6  
    MAGGIO ADRIANA 6  
    BENEVENTO GIUSEPPE 3  
    IOZZINO GIUSEPPE 2  
    CANALE IOLANDA 1  
    CAMPAGNA SANTINO 0  
    OLIVA MARGHERITA 0  
    MORRONE GIUSEPPE 0  
  A TESTA ALTA   117 3,01
    CASCONE LUCA 58  
    ROSAMILIA FILOMENA 35  
    NAPOLI FRANCESCA 23  
    PAGANO GERARDO 21  
    SENATORE NUNZIO 4  
    LAMPASONA ROSA 3  
    ALONZO DONATO 1  
    PAGANO LUCIA 0  
    TORTORA GIOSI 0  
  ALLEANZA VERDI E SINISTRA   116 2,99
    CLAPS LEONARDO MARIA 37  
    TAVELLA FRANCESCO DETTO FRANCO 32  
    RAGONE VINCENZO DETTO ENZO 11  
    VOZA ELISABETTA 6  
    BARBIROTTI DARIO 2  
    DE FALCO MARIA DETTA MARIOLINA 1  
    DE MARTINO STEFANIA 1  
    ROMANO ROSANNA 0  
    TAFURO IGNAZIO 0  
  CASA RIFORMISTA PER LA CAMPANIA   68 1,75
    PELLEGRINO TOMMASO 35  
    GUERRITORE ALESSIA 22  
    VALIANTE GIANFRANCO 16  
    VASTOLA TERESA 2  
    LAMBERTI ARMANDO 1  
    NAPONIELLO COSIMO 1  
    VITIELLO MARIAROSARIA 1  
    DI MAIO STEFANIA 0  
    MAZZARELLA VALERIA 0  
  MASTELLA NOI DI CENTRO NOI SUD   35 0,9
    MASTELLA PELLEGRINO 22  
    CAPUTO ELISABETTA 6  
    INDELLI ENRICO 2  
    IANNONE MARIO 2  
    ROBUSTELLI ANNA 1  
    FINIZOLA VINCENZO 0  
    MODELLA CARMELINA 0  
    PIERRI ANTONIO 0  
    PRINCIPE FRANCA 0  
  Totale liste   7.06 59,36
CIRIELLI EDMONDO     11.01 39,57
  NOI MODERATI – CIRIELLI PRESIDENTE   454 11,69
    D’AIUTOLO GIUSEPPE 402  
    FORLENZA ALFONSO 21  
    FERRENTINO GERARDO 10  
    LAMBERTI FILOMENA 4  
    SANSONE FILIPPO 4  
    VOTO MARILENA 3  
    BASSO MAURIZIO 1  
    DEL SORBO GIUSEPPE 1  
    SACCO MAMMOLA 0  
 
GIORGIA MELONI PER CIRIELLI – FRATELLI D’ITALIA
  412 10,6
    FABBRICATORE GIUSEPPE DETTO PEPPE 87  
    SICA ERNESTO 59  
    CARPENTIERI NUNZIO 44  
    DELLA MONICA ANNALISA 43  
    NICASTRO MARIA GABRIELLA DETTA MELLONE 30  
    GAGLIANO SALVATORE 15  
    UGLIANO DANIELA 5  
    GIOIELLA ANIELLO 4  
    LEONE FIORDELISA 2  
  PPE FORZA ITALIA BERLUSCONI   275 7,08
    CELANO ROBERTO 104  
    CICCONE ROMANO DETTO LELLO 54  
    QUAGLIA ANGELO 14  
    SPERA ANNA DETTA ANNALISA 14  
    ZUOTTOLO CARMELA 13  
    ALIBERTI ROSARIA 8  
    GALLO VALERIA 5  
    LANZETTA TONIA 1  
    SESSA PIETRO 1  
  LEGA – CIRIELLI PRESIDENTE   164 4,22
    RICCA GIOVANNI EMANUELE DETTO JOHNNY 52  
    TOMMASETTI AURELIO DETTO TOM 37  
    SANTORO DANTE 32  
    MINELLA MIMI’ DETTO MIMMO 21  
    FARINA COLOMBA 9  
    VUOLO LUCIA 5  
    BELFIORE ROSALBA 1  
    BIANCHINI FELICIA 1  
    MIGNOLI FEDERICA 0  
 
CIRIELLI PRESIDENTE PER LA CAMPANIA – MODERATI E RIFORMISTI
  148 3,81
    DE MARTINO GIUSEPPE 21  
    ODIERNA SEBASTIANO 6  
    SCHILLACI FRANZA ALESSANDRO 3  
    CAMMARANO CATERINA 2  
    SCARIATI ANTONIO 2  
    FEDERICO MARISA 1  
    FORNI LUCA 1  
    MIRALDI PIETRO 0  
    PIZZARELLI MARTA 0  
 
CIRIELLI PRESIDENTE UNIONE DI CENTRO DEMOCRAZIA CRISTIANA
  13 0,33
    CRESCENZO GIUSEPPINA 1  
    PAOLUCCI PAMELA 1  
    LAMBIASE ROBERTO 1  
    CAPRI PIERPAOLO 0  
    ARCARI ADRIANA 0  
    MARSICANO MARIATERESA 0  
    DI FILIPPO GIUSEPPE DETTO PINO 0  
    MEROLA SALVATORE 0  
    MONTORO ALBERTO 0  
 
PENSIONATI CONSUMATORI – CIRIELLI PRESIDENTE
  9 0,23
    PERGAMO LUIGI 0  
    PLAITANO FRANCESCO 0  
    ALIBERTI ANNUNZIATA 0  
    CAPUANO VINCENZO 0  
    PICCIRILLO GINEVRA 0  
    CASCIANO FRANCESCO 0  
    TESTA MARIA 0  
    GALA ROSA 0  
    CIRILLO EMANUELA 0  
 
DEMOCRAZIA CRISTIANA CON ROTONDI – CENTRO PER LA LIBERTA’
  5 0,13
    CICCARIELLO GIANFRANCO 4  
    LONGOBARDI ALVARO 1  
    ATTANASIO ANNA 0  
    FONTANA MARIA ASSUNTA 0  
    MAIONE SALVATORE 0  
    PETILLO GIOVANNI 0  
    RICCO FRANCESCO 0  
    SCHIAVO GRAZIA 0  
    SIENA ANTONIO 0  
  Totale liste   9.00 38,1
GRANATO GIULIANO DETTO GIULIANO
    80 1,98
 
CAMPANIA POPOLARE – GIULIANO GRANATO PRESIDENTE
  68 1,75
    AVAGLIANO FILOMENA DETTA MENA 30  
    BALZAMO STANISLAO 26  
    BORDINO PAOLO 4  
    DE LUISA SILVANA 2  
    GRANITO ROSARIO 1  
    BIROCCINO ROBERTA 0  
    CHIANESE ANGELA 0  
    LAMPE CORRADO 0  
    STILE SABRINA 0  
  Totale liste   68 1,75
CAMPANILE NICOLA     19 0,47
  PER NICOLA CAMPANILE PRESIDENTE   18 0,46
    ADINOLFI MATTEO 14  
    SCHIAVO PALMIRA 10  
    CIRILLO TIZIANA 1  
    VERNA CARLO 0  
    MAGRO PASQUALE 0  
    MELUCCIO GIOVANNI 0  
    RUGGIERO FORTUNATA DETTA FORTUNA 0  
    TANCREDI GIOVAMBATTISTA DETTO BATTISTA 0  
    TROIANO ANNAPAOLA 0  
  Totale liste   18 0,46
BANDECCHI STEFANO     14 0,35
  DIMENSIONE BANDECCHI   9 0,23
    VENTURA DOMENICO DETTO MIMMO 3  
    BOCCIA MARIA ROSARIA 1  
    CASELLA GIOVANNI 1  
    GIOVAGNOLI SARA 0  
    CERCIELLO LUIGI 0  
    GUIDA VINCENZO 0  
    CUPO VITANTONIO 0  
    SCHERZI SAMANTHA 0  
    MAUTONE STEFANIA 0  
  Totale liste   9 0,23
ARNESE CARLO     5 0,12
  FORZA DEL POPOLO   4 0,1
    GRIMALDI CINZIA 0  
    ESPOSITO ORNELLA 0  
    VENUTOLO DONATA ADALGISA 0  
    VACCARO LUCIO 0  
    ANSALONE ANTONIO 0  
    GALLOTTA GIUSEPPE 0  
    D’AMORE ANGELO 0  
    RUSSO RAFFAELE 0  
    SCOGNAMIGLIO DEBORA 0  
  Totale liste   4 0,1

TOTALE

Candidati presidente

4.46

100

 

TOTALE

Liste

17.45

100