La Sonnambula di Montecorvino

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sonnambula-schAgli inizi degli anni settanta, quando ormai da un decennio, sulla scorta delle pubblicazioni del Serfilippo e dello Iorio ( eredità del mio defunto genitore ) cercavo affannosamente di ricostruire la storia di Montecorvino Rovella e di Padre Giovanni da Montecorvino, fui accolto, come avveniva periodicamente, dallo studioso più informato in quel momento, l’avvocato Pasquale Budetta.

Durante quei piacevoli colloqui, mi fece accenno del romanzo della ” Sonnambula di Montecorvino ” e del suo autore, Francesco Mastriani, raccontandomi ,in modo molto sintetico, una simpatica storiella, dicendomi, poi, che qualora avessi voluto saperne di più, avrei dovuto recarmi presso il Barone Luigi Negri di Paternò, che abitava in Via Diaz.

In quel mese di novembre, fui ricevuto dal Barone Negri, seduto su di una poltrona damascata, accanto ad un accogliente e scoppiettante caminetto e, dopo uno stupendo   caffè servito in tazze col contorno argentato, iniziò a raccontarmi la storia del romanzo, permettendomi di fotografare il tavolinetto sul quale il Mastriani lo scrisse   ( vedi foto pag.130 della nostra pubblicazione ” Ricerche storiche su Montecorvino Rovella ” Tipolito Guidotti 1980).

In quella casa ( allora Via Clelia ), abitava un suo antenato, l’avvocato Vincenzo Maiorini ( 1818 – 1883), marito della nobildonna Maria Caterina Bassi ( dec.1879) ed il loro figlio Carmine Maiorini ( 1847 – 1919 ), medico chirurgo.

Questi frequentava settimanalmente l’ambiente napoletano, ove, nei salotti culturali, amava scambiare informazioni, sia di cultura varia, sia attinenti la sua professione.

Per la pausa pranzo, si recava in una trattoria situata in Via San Biagio dei Librai.

Nel mese di giugno del 1877, trovò seduto in un angolino della locanda ,seduto ed intento a sorseggiare un bicchiere di vino, Francesco Mastriani, già affermato scrittore, seppure afflitto da condizioni economiche precarie che la sua professione di insegnante elementare non gli consentivano di attenuare.

Il Maiorini era appena entrato, il suo abbigliamento elegante non era sfuggito all’occhio vigile del Mastriani che lo avvicinò, dicendogli : ” Mi scusi, lei non è……….tal dei tali ?” – ” No, io sono il dottor Carmine Maiorini di Montecorvino ” – ” Era appunto quello che volevo dire, replicò abilmente il Mastriani ” –                          ” Ma lei chi   è, chiese il Maiorini” – ” Sono Francesco Mastriani ” – ” Il celebre scrittore ? Vorrei tanto averla come ospite a casa mia ! “.

Detto fatto, il Mastriani accettò immediatamente e nell’ottobre di quell’anno fu ospitato in casa Maiorini , alla Via Clelia, di Montecorvino Rovella.

Lo stesso autore, nell’introduzione del romanzo, narra la sua venuta nel nostro paese.

Divinamente ospitato e attratto dalle bellezze naturali del posto , che accuratamente descrive sempre nella citata introduzione, nonché dalla squisita ospitalità della gente del luogo, trovò il modo di allungare la sua permanenza e, sfruttando la sua genialità, dopo lunghe passeggiate e colloqui con gli indigeni, decise di scrivere un romanzo.

Incastrò felicemente un romanzo incompiuto di vita napoletana con episodi di vita cittadina, creando un personaggio, il Conte Baldassarre di San Pietro, che rappresentava il suo sogno di vita.

Il romanzo fece presa nella popolazione, favorito dalla mancanza di pubblicazioni sulla storia di Montecorvino ( il Serfilippo scritto nel 1856 era già introvabile e di non facile lettura ) e dal dilagante analfabetismo, per cui fu tramandato oralmente e raccontato accanto al focolare nelle fredde serate invernali.

Il fatto strano è che, per la sua scorrevolezza e per la sua dovizia di particolari, è stato scambiato per storia vera e ciò comporta non poche difficoltà in chi si accinge a scrivere su Montecorvino Rovella e sulla sua vera storia.

La Sonnambula di Montecorvino, ribadiamo, un romanzo inventato di sana pianta, ma bello e piacevole, è soltanto una delle tante pagine delle nostre gloriose tradizioni.
© Nunzio di Rienzo