CHIESA SAN FILIPPO NERI – ( Fraz. San Martino)

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San Filippo Neri può essere considerato il vero protagonista della sua epoca, a lui deve molto la storia della spiritualità.
 
Giovanni Paolo II disse nel 1979 : ” A lui ricorsero papi e cardinali, vescovi e sacerdoti, principi e politici, religiosi ed artisti.- Quella piccola povera stanza del suo appartamento, fu meta di una moltitudine immensa di umili persone del popolo, di sofferenti, di diseredati, di emarginati dalla società, di giovani, di fanciulli che accorrevano a lui per avere consiglio, perdono, pace, incoraggiamento, aiuto materiale e spirituale.”
L’attività benefica di San Filippo fu tanta e tale che la magistratura romana decretò di donare ogni anno un calice alla sua Chiesa nel giorno dell’anniversario della sua morte, come segno di venerazione e di riconoscenza.
 
Nel Rinascimento italiano è passata un’epoca luminosa e tremenda insieme, ma non sono venuti meno, nei giovani e meno giovani, l’ansia di verità ed il bisogno di affetto a cui Filippo seppe dare una riposta semplice e genuina, che i contemporanei ebbero la fortuna di apprezzare e di accogliere con entusiasmo.
L’uomo che sarebbe stato chiamato ” l’apostolo di Roma” nacque a Firenze il 21 luglio 1515, alle due del mattino, da Francesco e da Lucrezia Soldi da Mosciano, nel popolo di S. Pier Gattolino sulla via romana. Il giorno dopo fu battezzato nel battistero di S. Giovanni . Nel 1520 morì la madre e poco dopo suo padre si risposò con Alessandra di Michele Lensi, successivamente, si sposerà ancora.
 
Nel 1524 il papà di Filippo venne immatricolato tra i notai fiorentini e il piccolo futuro Santo potè ricevere una buona istruzione e fece pratica della professione del padre.
Aveva subito l’influenza dei domenicani di S. Marco ( dove Savonarola, finito sul rogo per eresia nel 1498, era stato frate molto tempo prima ) ed anche dei padri benedettini di Montecassino, per cui nel 1533, a 18 anni, lasciò la casa del padre e si recò presso lo zio Romolo Neri a S. Germano (Cassino). Lì si trattenne per un periodo imprecisato e poi si recò a Roma prendendo alloggio presso Galeotto del Caccia ,di cui educò due figli facendone il precettore.
 
Quando saranno grandi questi due ragazzi, il primo, Michele ,diventerà prete e rettore di S. Donato in Citille presso Firenze ed il secondo, Ippolito, diventerà cistercense con il nome di Don Andrea.
 
A quel tempo la città di Roma era in stato di grande corruzione e Filippo, dopo aver rifiutato l’invito a far parte della Compagnia di Gesù, nonostante avesse incontrato Sant’Ignazio di Loyola e San Francesco Saverio, si iscrisse in una confraternita di ” spirituali ” presso S. Girolamo della Carità e nella Compagnia di S. Giacomo in Augusta operante nell’antica società del Divino Amore, per l’assistenza agli ammalati di quell’ospedale, già ” degli incurabili “.
L’occupazione principale di ” Pippo Buono ” era il lavoro tra i giovani, sopra la Chiesa di S. Girolamo, dove viveva, fece costruire un oratorio in cui si tenevano conferenze religiose e si organizzavano iniziative per il soccorso dei malati e dei bisognosi. Inoltre, nello stesso luogo, furono celebrate per la prima volta funzioni consistenti in composizioni musicali su temi biblici e religiosi cantate da solisti e da un coro.
L’oratorio è la proiezione viva della personalità di San Filippo, quasi una sua mirabile incarnazione e si può intendere come la Summa della Spiritualità Filippina: è la Casa di preghiera.
 
Altra genialità del Neri fu “l’Oratorio Musicale ” di cui ne è storicamente l’animatore. Con questa forma Egli parla un linguaggio semplice, immediato e convincente. Per questa realizzazione, si servì dei migliori musicisti dell’epoca, tra i quali, l’Animuccia, il Palestrina, l’Ancina, il Soto, il Sorelli, ed a Firenze ,il Razzi.
Nel giorno di Pentecoste del 1544 ,trovandosi nella catacombe di San Sebastiano, visse una profonda esperienza mistica che gli lasciò tracce anche sul corpo.
 
Filippo cominciò a lavorare fra i giovani della città e nel 1548, in collaborazione con Rosa Persiano, istituì la Confraternita della Santissima Trinità dei pellegrini e dei convalescenti. Le molte adesioni di laici contribuirono alla nascita del grande ospizio della Trinità.
Nel mese di marzo del 1551 ricevette la tonsura, i quattro ordini minori ed il suddiaconato nella Chiesa di S. Tommaso al Parione ; il sabato santo dello stesso anno il diaconato nella Chiesa di S. Giovanni in Laterano ed il 23 maggio, infine, l’ordinazione sacerdotale nella già citata Chiesa di S. Tommaso.
 
Ripristinò la ” visita alle sette Chiese “, l’itinerario comprendeva la Basiliche di S. Pietro, S. Paolo, San Lorenzo, S. Maria Maggiore, San Giovanni, San Sebastiano e Santa Croce. Quando celebrava la messa in Santa Maria in Vallicella, andava in estasi sollevandosi da terra e da lì il corteo, dopo aver ascoltato brevi meditazioni sulla Passione di Cristo, partiva con uno stendardo ed una croce, portata da frati cappuccini, verso le Chiese prescritte.
Nel 1588 Filippo rimase stabilmente alla Vallicella.
Paolo IV, nel 1588, le aveva assegnato come propria sede, la chiesa di San Benedetto, ma nel 1590 ne venne costruita una nuova dedicata alla Santissima Trinità.
 
Filippo non sfuggì alle critiche ed all’opposizione; alcuni erano scandalizzati dall’anticonvenzionalità dei suoi discorsi, delle sue azioni e dei suoi metodi missionari.
Egli voleva restituire salute e vigore alla vita dei cristiani romani in modo tranquillo, non aveva una mentalità clericale e pensava che il sentiero della perfezione fosse aperto tanto ai laici quanto al clero, ai monaci ed alle monache. Nelle sue prediche insisteva più sull’amore e sull’integrità spirituale che sulle austerità fisiche, e le virtù che risplendevano in lui venivano trasmesse agli altri : amore per Dio e per l’uomo ,umiltà e senso delle proporzioni. Gentilezza e gaiezza, “riso ” era una parola usata molto spesso dal Santo.
 
Il 26 maggio 1595, spirò santamente.
Il 25 maggio 1615 fu beatificato e, il 12 marzo 1622,fu canonizzato. Roma lo riconosce come suo protettore principale e, ogni anno, in ricorrenza della sua morte tranne il periodo dal 1871 al 1924, l’amministrazione capitolina offre un calice votivo che viene deposto sul suo altare alla Vallicella. In quell’occasione vengono riaperti ai fedeli i luoghi della vita e del mistero di San Filippo ; per i giovani e per i ragazzi vengono organizzati giochi ed incontri e, tra l’altro, ad ognuno dei partecipanti viene offerto un sacchettino di caramelle in ricordo della ” dolcezza ” del Santo.
 
Invocato come protettore dei terremoti, per volere di Papa Benedetto XIII che beneficiò di questa sua particolare protezione in due occasioni, San Filippo Neri è anche Patrono della Gioventù e Compatrono dell’Azione Cattolica.
Nel Martirologio Romano, a pag.127. alla data del 26 maggio, così viene ricordato: “A Roma, San Filippo Neri, prete e confessore, fondatore della Congregazione dell’Oratorio, e insigne per la verginità, per il dono della profezia e per i miracoli.”
 
L’8 giugno 1640 è una data molto importante per la Chiesa di San Michele nella frazione San Martino, fu ampliata , ristrutturata e fu dedicata a San Filippo Neri. In essa vi furono custodite alcune reliquie di questo grande Santo vissuto tra il 1515 ed il 1595 e canonizzato nel 1622.
Nella frazione San Martino che così si arricchì di notevole prestigio, il Santo operò numerosi miracoli debitamente documentati con atto notarile.
La Chiesa, danneggiata dal sisma del 1980 è stata riaperta al pubblico il 1 maggio 2012 con la gioia di tutti i fedeli che hanno contribuito notevolmente a tale evento.
 
Nunzio Di Rienzo