La Chiesa di S. Fortunato e i Mulini di Gauro

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Lungo l’antico vallone di Aiello, confine tra Montecorvino e Gauro, esisteva una antica chiesetta dedicata a S. Fortunato e i ruderi di due mulini di origine medievale.
In due inventari di beni della chiesa di Santa Maria di Occiano vi era una proprietà sita nel luogo Faitano. Nel primo del 1491 confinava con la via pubblica ed il vallone, nel secondo invece, la medesima proprietà era ubicata fra la via pubblica e il vallone di S. Fortunato. Da ciò si desume che la chiesa sia stata fondata nella prima metà del Cinquecento, determinando il cambiamento al nome del vallone.
 
Edificata nelle vicinanze della via pubblica, nei pressi del detto vallone da un membro della famiglia de Anello di Gauro, venne per le scarse rendite aggregata alla cappella della famiglia esistente all’interno della chiesa di S. Andrea Apostolo di Gauro. Nel 1601 l’abate Vincenzo de Anello, cappellano del Beneficio di S. Fortunato e S. Caterina, di Jus Patronato dell’abate Decio de Anello, permuta un terreno appartenente alla chiesetta con un altro contiguo di d. Cesare Aitoro. Dalla stipula si rileva che la macina aveva “un rendito annuo di un carlino al Beneficio di S. Fortunato per lo Jus del passaggio dell’acqua” nel terreno ove era ubicata la nostra chiesetta.
 
Il disinteresse del cappellano e la pochezza dei beni portò alla rovina del fabbricato sacro con il conseguente abbandono della chiesa. Difatti nel 1616, nella descrizione dei confini fra Giffoni e Montecorvino si afferma: “Il vallone chiamato Retrovere il quale va a congiungersi con un rivo che si chiama la Rienna e per ditto rivo saglie dove si dice Santo Fortunato dove ancora si vedono le vestigie delle mura di una cappella che si chiama Santo Fortunato, confine divisorio, e per ditto rivo seu vallone di Santo Fortunato se tira per una valle, come discende l’acqua al luogo seu Valle di Recupe”.
 
Al disotto dell’attuale strada esistono i resti di due fabbricati denominati nel gergo locale i Mulini. Sono due edifici parzialmente distrutti dove si intravede una torre e un canale di scarico a volta, segno che in un passato recente venivano utilizzati come mulini e macine olearie. Da un analisi superficiale delle mura si può ipotizzare che i due edifici siano stati costruiti tra XII e XIII secolo su licenza dei signori di Giffoni. Dal numero dei vani, soprattutto nell’edificio sottano, si può tranquillamente affermare che negli ultimi secoli de Medioevo e nei primi decenni del XVI secolo siano stati abitati dai conduttori dei due opifici.
Dalla permuta del 1601 sappiamo che nel terreno di S. Fortunato d. Cesare Aitoro possiede un “olivito de sopto e de sopra il territorio di detto Beneficio, con una macina seu trappeto ad acqua e l’antico diritto di poter condurre e far passare lo curso dell’acqua per poter macinare a ditta macina non solo per mezzo l’olivito e territorio di ditto Beneficio da mezzo a mezzo come appare dalla fabbrica et curso predetto, ma poi da circa anni trenta li Magnifici de Copeti, predecessori possessori di ditta macina ed olivito, per maggiore loro comodità hanno portato detta acqua et fatto un altro corso seu alveo per un’altra parte, et proprio per la via deritto et esce per sotto lo prendo seu vena de preta, territorio similmente di detto Cesare Aitoro, e perché da sotto lo detto monte de preta contiguo a ditto loco vi è un terreno inutile e petroso che viene ad essere tra detto prendo et monte predetto di circa sei palmi di de larghezza e palmi 25 di longhezza, quale è di ditto Beneficio, da dove al presente vi è sotto un corso seu alveo, et quillo proprio che vi è, per cui ha deciso di permutarlo con un altro piccolo terreno dei signori Aitoro”.
 
Come appare da altri documenti e da quanto afferma il Beneficiato di S. Fortunato, l’edificio soprano era una macina olearia appartenente alla famiglia Copeti di Montecorvino. Nella divisione de i beni del 1593 tra le sorelle Copeti la “Macina ad acqua per macinar olive, confinante col vallone di S. Fortunato con casa per le capre è toccata a Zinobia, moglie di D. Cesare Aitoro. Nei primi decenni del Seicento, gli Aitoro per ovviare ad alcune necessità economiche vendono l’opificio alla famiglia Del Pozzo, la quale mantenne il possesso anche nei secoli successivi. Dal catasto murattiano si rileva che nella prima metà dell’Ottocento l’attività era ancora funzionante e apparteneva a d. Federico Del Pozzo di Gauro, figlio di d. Nicola.
 
Le notizie sulla chiesa di S. Fortunato sono state estratte da A. D’Arminio – L. Scarpiello -V. Cardine, Chiese di Montecorvino e Gauro. Istituzioni religiose e vita sociale nella Diocesi di Acerno, Montecorvino Rovella febbraio 2018, pp. 121-130.
 
fonte: montecorvinostoria.it