Il Convento dei Frati Cappuccini e la chiesa di Santa Maria degli Angeli
Negli anni ’70 del XVI secolo, il clero e gli amministratori di Montecorvino ravvisarono il desiderio di chiedere la presenza dei Cappuccini nel territorio in forma stabile onde, on il loro buon esempio di umiltà e povertà, potessero influire sulla popolazione, attanagliata da continue liti e rancori. Nonostante i ricorrenti inviti e sollecitudini l’Ordine dei Cappuccini non prese in seria considerazione l’invito. Le cose cambiarono con la nomina a vescovo di Mons. Orefice, il quale mediante l’intervento del loro Cardinal protettore Giulio Antonio Santori, di cui il presule era un devoto ammiratore, ottenne la venuta dei detti frati durante il 1581.
La notizia del loro arrivo entusiasmò l’animo dei fedeli a tal punto che per ovviare a questi eccessi dovette intervenire con tutta la sua autorevolezza, riuscendo ad individuare insieme all’Università e i Padri Cappuccini un luogo consono nella località la Rocca. Il sito, infatti, aveva tutte le caratteristiche per l’insediamento in quanto era al centro degli abitati sparsi e godeva della necessaria solitudine per la vita eremitica dei frati ed infine offriva, cosa di non poco conto, il materiale per la costruzione quale pietre ed “arena”.
I lavori di costruzione iniziarono i 1 gennaio 1582 con un rito solenne a S. Pietro, a cui parteciparono il clero e il popolo, gli amministratori, i frati cappuccini e gli zoccolanti. Terminata la santa messa si mise in atto la processione per recarsi nel luogo prescelto per piantare la croce.
I frati zoccolanti, però, restii alla costruzione del nuovo convento “cominciarono a gridare con dire questo luogo non si doveva fondare in quella pianta perché non era distante trecento canne dal loro monastero, secondo la costituzione di Clemente IV”. Mons. Orefice per evitare che l’indignazione del popolo contro i detti frati sfociasse in atti di violenza, fece continuare la processione, piantando la croce come era stato stabilito. Nei giorni seguenti i lavori proseguirono alacremente, indispettendo oltremodo gli osservanti, i quali fecero ricorso prima verso il vescovo e poi alla curia romana. Il presule e l’Università per evitare che l’edificazione del convento si bloccasse, si rivolsero al Cardinale Santori, affinché intervenisse per rendere nulla l’istanza degli osservanti, che nel frattempo aveva sortito i suoi effetti. Infatti, il 9 febbraio 1582 la Camera Apostolica aveva proibito ai cappuccini di continuare i lavori di costruzione.
Il Cardinale, per ovviare a tale sentenza, si rivolse a Sua Santità Papa Gregorio XIII, il quale ritenendo che i cappuccini fossero parte integrante dell’ordine francescano e quindi nulla la Bolla di Clemente IV, ordinò che si potesse continuare l’edificazione del convento. Risolto il contenzioso, l’Università nominò un procuratore addetto alla fabbrica e alla raccolta delle offerte dei fedeli, che si mostrarono generosi nonostante la crisi economica di fine Cinquecento.
Superato questo periodo problematico il Vescovo si adoperò per reperire nuovi fondi presso famiglie facoltose del luogo. Infatti, d. Cesare Denza con atto del notaio Frecina fece una cospicua donazione di ben 500 ducati per il completamento del monastero, portato a termine verso la fine degli anni ’80. A questo punto si profilò esigenza di edificare un luogo di culto idoneo ad accogliere i fedeli per le funzioni religiose. A tale bisogno rispose Sabato Damolidei, il quale nel 1589, nel suo ultimo testamento, fece un lascito di 500 ducati per l’edificazione della chiesa, a condizione che all’interno fosse posto lo stemma della propria famiglia.
L’erede ed esecutore testamentario Ruggiero Damolidei, congiuntamente con il procuratore della fabbrica del convento Matteo Maiorino, stipulò il 9 ottobre 1590 il contratto per la costruzione della chiesa con i mastri Camillo, Joe Tomaso Amodeo ed Albenzio de Dominico di Cava. I lavori comprendevano lo scavo, le fondazioni, la muratura, le volte e le finiture interne, da completarsi entro il mese di giugno 1592, secondo le dimensioni stabilite dai committenti. Questi ultimi fornivano tutto il materiale occorrente alla costruzione, pagando le maestranze a giornate e a misura in base alla complessità dei lavori.
I Cappuccini nel proporsi come i più accreditati eredi del poverello di Assisi, in contrapposizione all’Osservanza francescana, propugnarono a Montecorvino nella prima metà del Seicento sia la devozione a S. Maria degli Angeli sia a S. Antonio. Il culto mariano rimandava alla chiesa assisana culla del francescanesimo mentre il taumaturgo padovano era l’espressione più genuina e popolare della devozione a S. Francesco. L’agiografia del padovano pur essendo diffuso nel Cinquecento viene rinvigorito dai nostri frati attirando i devoti alla loro chiesa, erigendo nei primi decenni del XVII secolo un altare. Al suo interno fu collocata una statua di buona fattura donata da Francesco Denza, il quale sentendosi peccatore e avendo oltretutto lo scrupolo di “aver fatto faticare in alcune Feste” nella sua masseria di Belvedere, si rivolge, nel suo testamento, al suo Santo protettore affinché interceda presso il Signore per la salvezza della sua anima.
Il prestigio acquisito presso alcune facoltose famiglie montecorvinesi si mantenne anche nel ‘700 come testimonia la costruzione da parte di d. Andrea Denza della cappella di S. Vincenzo Ferreri, dove volle essere sepolto, preferendola a quelle di sua proprietà poste nelle parrocchiali di S. Eustachio e S. Pietro.
All’inizio del XIX secolo la comunità guidata dal guardiano Padre Fedele di S. Andrea di Conza, decise di costruire un nuovo altare maggiore. Aiutati dal “Sindaco Apostolico” d. Lorenzo Pizzuti raccolsero una cospicua cifra che consentì loro di finanziare l’opera affidando l’esecuzione al mastro “marmoraro” d. Francesco Conforto di Calvanico. L’Altare fu inaugurato il 1 luglio 1804 dal Vescovo Mancusi con la concessione di alcune indulgenze papali.
Estratto da A. D’Arminio – L. Scarpiello -V. Cardine, Chiese di Montecorvino e Gauro. Istituzioni religiose e vita sociale nella Diocesi di Acerno, Montecorvino Rovella febbraio 2018, pp. 139-140-141-142
La Chiesa di Santa Maria degli Angeli dei Padri Cappuccini è un gioiello di bellezza e di decori.
La prima foto ritrae il miracolo della Madonna dell’Eterno un istante prima dell’apparizione quando il buon mandriano si inginocchia affianco alla vacca e prima del crollo della parete di roccia.

La seconda foto ritrae Santa Maria circondata dagli Angeli come apparve a Francesco di Assisi.

La terza foto riguarda l’altare maggiore con lo stupendo capolavoro della pala del XVII secolo.
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