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FOTO: Via Roma, conservatorio “Santa Sofia”

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Conservatorio Santa Sofia

CARTOLINA: viale cappuccini -anni 70

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viale cappuccini -anni 70
viale cappuccini -anni 70

viale cappuccini -anni 70
viale cappuccini -anni 70

La foto – Altare Maggiore

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Altare maggiore, Duomo santi apostoli Pietro e Paolo

 

Video e cenni storici sull’altare leggi

 

Miracoli operati nel casale di S. Michele di S.Martino da S. Filippo Neri

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Alla fine del 1640 vennero portate nella chiesa di S. Michele le reliquie di S. Filippo Neri, dei Santi Restituto, Valentino, Vincenzo e Vittorino, <<affinché siano venerate da questa devota comunità di Montecorvino>>. Il culto di S. Filippo Neri si diffuse rapidamente nei fedeli di Montecorvino. La devozione verso il Santo é testimoniato da alcuni miracoli avvenuti in loco e attestati da scritture notarili. Tutto ciò fu determinato anche dall’opera indefessa svolta dal parroco D. Diego Tasso, il quale oltre ad essere un pio devoto del santo fiorentino, si dimostrò un profondo conoscitore della sua vita e dei suoi miracoli.
“Io Don Diego Tasso, Cappellano, come sopra faccio fede, come requisitio dal detto Dott. Martino e sua moglie che diede a bere al detto figliolo un poco d’acqua bagnata con una particella di Pezza del rettorio del detto Santo che avevo in mio potere, e per li meriti di detto Santo ne seguì subito la salute, come sopra il caso tanto disperato che detto Dott. Martino volse la sera venire a dormire meco per non ritrovarsi a tempo spirava detto figliolo, e la mattina di buonora andandomi insieme per strada incontrantomi con Filippo di Recco, quale domandato se il figliolo era spirato, rispose allegramente che era sano e che dopo havea bevuta l’acqua di San Filippo non li havea più pigliato il morbo, e detto Filippo (di Recco) lo sapeva per essere stato la stessa notte, con altre persone in casa del detto Dott.Martino per detta causa che si aspettava la morte del figliolo, per consolare la madre, e per essere la verità, scrissi di mia propria mano, die e anno come sopra.
Don Diego Tasso di mano propria.
 

Chiesa di S. Bernardino di Votraci nel ‘500

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Nella parte finale del borgo, all’incrocio delle vie per Antico e S. Lazzaro, è sita la chiesa si S. Bernardino, costruita nei primi decenni del secolo da un membro della famiglia Vasso, seguace e fervente devoto del Santo senese e sostenitore dei Padri Francescani Osservanti. I suoi successori abbandonarono le loro case di Votraci e si stabilirono a S. Eustachio, mantenendo, però, la chiesa con amore e il decoro necessario a un edificio sacro. Il patronato venne diviso in varie porzioni e gestita da vari cappellani, nominati dai discendenti del fondatore.
 
Intorno alla metà del ‘500 la cappella fu retta prima da D. Antonio Di Cunzolo e poi da D. Vincenzo Bracale. Alla morte di quest’ultimo, nel gennaio 1559, davanti al giudice “Cola Nunzio De Alessio si presentano da un lato Cavaliere, Joe Beneditto e Joe Antonio De Alessio, curatori di Orazi e Norfi Vasi, loro nipoti carnali, e dall’altro Joe Francesco e Joe Hieronimo Vasi, compatroni de la Cappella costrutta in casali Botracorum, giusto via pubblica, sotto il titolo di Santi Belardini, diocesi di Acerno. I compatroni asseriscono che detta cappella si era resa vacante per la morte del fu Don Vincenzo Bracale, ora per esercitare detti uffici in detta cappella nominano Don Scipione De Alessio, presbitero, onesto viro, di poter sposare detta cappellania, riservandosi l’assenso del Reverendissimo Vescovo di Acerno”.
 
Pur essendo l’unica chiesa del casale, la condizione di oratorio privato non consentiva agli abitanti di Votraci di utilizzarla come loro parrocchiale. Difatti solo saltuariamente, dal Rettore e dai compatroni veniva consentito alla popolazione di celebrare messe e matrimoni.
 
 
 
 
Chiesa san bernardino votraci

LA CAPPELLA DIMENTICATA DI SAN LONARDO (LEONARDO)

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Quando ero un adolescente amavo ascoltare i racconti di mia nonna. Una volta mentre la aiutavo a stendere i teli per la raccolta delle olive presso una nostra proprietà, le chiesi del perché quella zona si chiamasse San Leonardo. Lei mi disse che di lì una volta le persone salivano sull’ attuale Santuario della Madonna Dell’Eterno, e lungo quella stradina, vi era una cappella molto antica dedicata appunto al suddetto Santo. Da allora ho cercato assiduamente questa cappella e consultando alcuni libri scritti da compaesani ho trovato alcune importanti notizie, grazie alle quali, con un po’ di sopralluoghi con l’amico Orlando Melillo, abbiamo ritrovato la Cappella.
 
Essa si trova al di sotto del tempone del santuario, come scritto nel libro “Chiese di Montecorvino e Gauro” a cura di Alfredo D’arminio, Vito Cardine e Lazzaro Scarpiello.
Di seguito riporto quanto scritto nel sopra citato volume:
La cappella fu fondata il 23 Ottobre 1532 da Donato D’Alessio, con Bolla di Mons. Girolamo Olivieri. (1) La sua erezione può essere legata ad un voto fatto dal fondatore per lo “scampato pericolo” dalla peste degli anni precedenti. Il luogo scelto per la costruzione si trovava in una zona periferica rispetto all’abitato, lungo un sentiero frequentato dai proprietari terrieri e dai fedeli che si recavano alla Madonna dell’Eterno. (2) Dotato di beni posti nelle vicinanze l’ edificio fu ben presto abbandonato dai rettori, i quali preferirono celebrare le messe nella chiesa di S. Eustachio.
 
Note:
1: Visita Pastorale di Mons. Lorenzi del 1745: “Il detto beneficio si S. Leonardo è una chiesa dirura da sotto la Chiesa di Sant Maria dell’ Eterno, ed è Jus Patronato di casa D’ Alessio, quale fu fondata dal fu Donato D’Alessio di Montecorvino nell’ anno 1532 come Bolla di Fondazione fatta da Mons. Girolamo Olivieri, Vescovo di Acerno, in data 23 Ottobre 1532”
A.D.S. Fondo Acerno-1744-1939, coll. N 29
 
2: ”1728: Item possiede il Capitolo un oliveto nel luogo detto San Lonardo e proprio sotto il tempone ove è la chiesa diruta, sotto detto titolo due porzioni di olive, una contigua all’altra, confinante da settentrione e ponente colli beni di Michele Piccolo e lo Vallone chiamato volgarmente li Scautri, da levante l’oliveto delli signori Antonio e Tommaso Denza del fu Boezio.
 
Di seguito le foto della Cappella com’è ora, sperando in una sua manutenzione e magari qualche lavoro di recupero.
 
Donato Citro
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Capitano Vincenzo Cerino

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Cerino Vincenzo,

di Nicola e Concetta Carpinelli (1878- 1916). *

Nasce a Montecorvino Rovella il 9 dicembre 1878. E’ già affermato geometra quando, scoppiata la guerra, parte volontario. Capitano di complemento dell’11ª compagnia nel 64° reggimento fanteria, partecipa valorosamente a diverse operazioni belliche sul Carso, meritando onorifici riconoscimenti al Valor militare. Distintosi durante l’assalto al “trincerone” del 2 luglio 1915, riceve nl’ encomio solenne dal luogotenente di S.M. il Re (Decr. 22-1-1916).

Nei giorni della sfortunata III avanzata (18 ott.-3 nov.) è in prima linea sul Monte Sei Busi. Si comporta eroicamente portando col suo nplotone ripetuti assalti alla baionetta e merita la prima Medaglia d’argento al valor militare, con la seguente motivazione:

Occupava, col suo reparto,una posizione avanzata ed isolata e la conservava nonostante i continui attacchi nemici. In altra circostanza, guidava con mirabile slancio ed arditezza, la compagnia all’assalto di solidissime trincee avversarie. Riuscito vano l’attacco, non rientrava nelle nostre linee se non dietro ordine esplicito del proprio comandante di battaglione.

Monte Sei Busi, 25 ottobre – 2 novembre 1915.

 

capitano vincenzo cerino
capitano vincenzo cerino

Il 15 maggio 1916, sul Monte Coston (regione nord di Campomolon), fronteggia con coraggiosa disperazione l’attacco della “strafexpedition” nemica e, mentre incita i suoi soldati a non arrendersi, viene colpito a morte da una cannonata.
Gli viene conferita la seconda Medaglia d’argento al valor militare.

Questa la motivazione: Dopo aver eroicamente resistito all’incalzante avanzata di forze nemiche superiori sotto un intenso e violento bombardamento circondato con pochi uomini della Compagnia da numerosi avversari, all’intimazione di arrendersi, rispondeva ordinando il fuoco e sparando egli stesso la propria pistola. Cadeva da prode, colpito a morte.

Monte Coston, 15 maggio 1916.

Il prof. Romualdo Trifone ricorda l’amico come “una delle più fiere be nobili figure della IV guerra di redenzione”.

fonti: Prof.ssa Silvia Paraggio

 

Il Comune di Montecorvino Rovella dedica a un figlio della gloria una lapide commemorativa ed il tratto di strada in cui si trova la sua casa natia. Si conservano i due attestati del “conferito onorifico distintivo”, rilasciati dal Ministro Segretario di Stato per gli Affari della Guerra, in cui si specifica che con la Medaglia si concede “l’annesso soprassoldo annuo” di Lire cento, per la prima, e di Lire duecentocinquanta per la seconda.

* 6. De Crescenzo, p. 144-145; Trifone, Opuscolo.

 

deceduto al fronte durante la prima Guerra Mondiale. Nel 1925, in occasione della cerimonia di inaugurazione del monumento ai Caduti in Piazza Umberto I, il Generale Scalise del Distretto di Salerno , inaugurò anche due lapidi a questi Ufficiali Caduti nell’espletamento del proprio dovere al servizio della Patria : Vincenzo Cerino e Giovanni Vicinanza, apposte davanti alla casa natale di entrambi . Ad essi fu dedicata un tratto della strada che da Piazza Meo conduceva a San Pietro in sostituzione di Via Duomo. Analogamente, al Parco delle Rimembranze, furono dedicati i primi due pini.

Palazzo Denza di Pizzo Oliveto

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La famiglia Denza era una delle più importanti di Montecorvino. Fra i diversi rami esistenti va annoverato quello di Pizzo Oliveto, discendente da Paolo Denza e insignito del titolo di nobiltà nel 1494 dal Re Alfonso II d’Aragona.
 
Il palazzo di famiglia era ubicato nella parte bassa di un ampio possedimento feudale, chiamato l’Oliveto della Mensa Vescovile di Acerno. Un primo nucleo di fabbrica si può datare nel tardo quattrocento, con ampliamenti nei decenni successivi, costruzione di una torre e di un cortile interno dotato di fontana, alimentata da una sorgente poco distante dal palazzo.
 
Nella prima metà del Settecento, i fratelli Rev. D. Andrea Maria e il Dott. Ludovico ristrutturano il palazzo e costruirono o ristrutturarono il portale di ingresso, dove vi sono ancora oggi figure umane di gentiluomini. L’intento dei due fratelli era quello di ribadire il loro status sociale e l’antichità della loro famiglia.
Nel portale lapideo si notano diverse figure di uomini in abito settecentesco con spada di gentiluomini, e bastone di comando e, al disopra, sulla chiave di volta una lapide con epigrafe succinta della storia famigliare e lo stemma di famiglia.