disclaimer
Montecorvino.it è un portale amatoriale dedicato alla città picentina.
I dati delle attività commerciali presenti su Montecorvino.it sono stati prelevati da elenchi o siti già pubblicati in Internet e/o su riviste specializzate oppure segnalati dagli stessi titolari. Ai sensi dell’Art. 24 lettera c (Casi nei quali può essere effettuato il trattamento senza consenso) D. Lgs. 196/2003 – Codice in materia di protezione dei dati personali, i dati provenienti da pubblici registri, elenchi, atti o documenti conoscibili da chiunque, fermi restando i limiti e le modalità che le leggi, i regolamenti o la normativa comunitaria stabiliscono per la conoscibilità e pubblicità dei dati, non prevedono richiesta di consenso al trattamento.
Montecorvino.it non è un periodico, non esiste editore. Qualunque testo vi appaia non ha alcun tipo di cadenza predeterminata ne predeterminabile, non è una testata giornalistica. Conseguentemente, non è sottoposto alla disciplina di cui all’art. 1, comma III della L. n. 62 del 7.03.2001 – legge sull’editoria.
Questo sito potrebbe comprendere inesattezze o errori; non forniamo alcuna garanzia, esplicita o implicita, circa l’operatività del sito o circa le informazioni, i contenuti, le immagini, i materiali o i prodotti presenti nel sito. Montecorvino.it non si ritiene responsabile di danni di qualsiasi genere conseguenti all’utilizzo di questo sito, compresi i danni diretti, indiretti, incidentali, punitivi e consequenziali.
Montecorvino.it non è in alcun modo responsabile dei contenuti e dei servizi posti in siti Internet a cui l’utente dovesse accedere dalle pagine di Montecorvino.it L’esistenza di un collegamento ipertestuale (link) verso un altro sito all’interno di Montecorvino.it non comporta l’approvazione o l’accettazione da parte di Montecorvino.it circa i contenuti o l’utilizzazione di detto sito.
In merito agli eventi segnalati, non si assicura l’esattezza delle date di svolgimento delle manifestazioni le quali possono essere soggette a modifiche in qualsiasi momento. Per maggiore accuratezza si raccomanda di chiedere informazioni agli organi competenti come l’ente organizzatore, il comune, l’ufficio del turismo, la Pro Loco.
Tutti i contenuti presenti su Montecorvino.it quali testi, logo, immagini, sono proprietà di Montecorvino.it o dei suoi fornitori di contenuti e sono protetti dalle leggi italiane e internazionali sul diritto d’autore.
Il materiale contenuto all’interno del sito non può essere copiato, riprodotto, pubblicato, scaricato, comunicato al pubblico, diffuso e/o distribuito al pubblico, ad eccezione dei casi in cui ciò sia consentito dalla legge ovvero nel caso in cui sia stata ottenuta una preventiva autorizzazione da parte di Montecorvino.it o da parte del titolare dei relativi diritti. Archiviazione e stampa sono consentiti agli utenti solo ad uso didattico e personale.
Qualsivoglia utilizzo non autorizzato delle risorse presenti sul sito Montecorvino.it costituisce violazione dei diritti d’autore, salvo più grave illecito, ed espone il responsabile alle relative conseguenze civili e penali.
Altri prodotti, servizi o nomi di società presenti nel sito sono da ritenersi marchi registrati dei rispettivi proprietari. Detti marchi sono citati su questo sito a solo scopo informativo e/o didattico. Si dichiara pertanto che su di essi Montecorvino.it non vanta alcun diritto.
E’ precluso l’utilizzo a scopo commerciale del suddetto sito da parte di terzi, senza il consenso scritto.
Numeri Utili
MONTECORVINO ROVELLA
|
Municipio Vigili Urbani Ufficio Acquedotto (guasti) Guardia Medica Vigili del Fuoco Tribunale (M.R.) Polizia Stradale Carabinieri Comunità Montana N.O.E. Protezione Civile AMBULANZA E.N.E.L. (Guasti) Liceo Scientifico Scuola Media “Trifone” Scuola Elementare Pro Loco Banca di Credito Cooperativo Banco di Napoli Ufficio Postale Telefono azzurro |
tel. 089/80.21.611 – fax 089/80.82.33
tel. 089/867.087 tel. 089/80.21.620 tel. 089/90.21.630 tel. 089/808.220 tel. 089/772.211 tel. 089/867.078 tel. 089/27.52.111 tel. 089/867.013 tel. 089/866.160 tel. 089/863.512 118 tel. 800.900.800 tel. 089/867.551 tel. 089/867.223 tel. 089/980.133 tel. 089/867.272 tel. 089/808.037 fax 089/808.450 tel. 089/808.863 tel. 089/867.014 1.96.96 |
Montecorvino nei Secoli
La Montecorvino che vide l’alba dell’anno 1400 era piuttosto malconcia, pochi anni prima, nel 1392, durante la guerra tra Ludovico D’Angiò e Ladislao Durazzo, aveva offerto rifugio nelle mura del Castello Nebulano ai Sanseverino di parte Angioina, potentissimi signori di Salerno. Di questo atto Montecorvino fu punita e le soldatesche di Ladislao, capitanate da Alberico da Barbiano, espugnarono di sorpresa il Castello e misero il Paese a ferro e fuoco. Ridotta in rovina, specialmente nei suoi nuclei principali di Rovella e Pugliano, offriva uno spettacolo desolante ed eccone l’aspetto di allora ricostruito con lievissimo margine di errore:
• La zona costiera, dal Capoluogo alle porte di Salerno, tranne poche case sparse e qualche appezzamento di terreno, era in preda dalla malaria, acquitrini e gigantesche paludi.
• La zona pianeggiante, intermedia, tra il mare e la collina, intersecata da importanti strade di collegamento, offriva uno sguardo di insieme meno desolante della costa, vaste zone coltivate, in possesso di poche e facoltose Famiglie, si alternavano a folte macchie di vegetazione ed a corsi d’acqua che attraversavano il territorio.
• La zona collinare situata tra i comuni di Acerno, Olevano, Giffoni e Salerno, era quella che aveva sofferto maggiormente seppure furono rispettate le Chiese ed il palazzo Vescovile, altrettanto non avvenne per il resto che era ridotto ad un desolante ammasso di rovine.
In questo quadro, vi era da aggiungere che il suddetto territorio aveva molti padroni: la parte occidentale del Paese, dalla frazione S. Martino sino alla frazione Martorano, Occiano e una ampia fetta di Pugliano, era di proprietà della Mensa Arcivescovile di Salerno, con piccole eccezioni come riferimento in seguito: la parte alta comprendente Marangi, Chiarelli, Votraci e i casali di Cornea e Molenadi con il casale della Strada ( Via Iorio – Via Diaz ) erano proprietà del Reggio Demanio e anche qui vi erano numerose eccezioni di proprietà private.
Il territorio della Mensa, confermato con atto della Regina di Napoli, Giovanna II, del 26 settembre 1417, si interrompeva, quasi bruscamente, tra il casale di S. Michele ( S. Filippo ) ed il casale di Castiuli ( Piazza Budetta ), ed era qui infatti che si allungavano i possessi di due grosse famiglie: i D’Arminio della frazione Nuvola ed i Damolidede del casale Ferrari.
L’avvento degli Aragonesi nel 1442, ridusse notevolmente i poteri dei baroni che, tuttavia, riuscirono ad ingraziarsi il re Alfonso D’Aragona in fatto d’armi.
Alfonso II, per riconoscenza di questo fatto, il 24 giugno 1494, insigni 23 famiglie montecorvinesi del titolo nobiliare, e tra queste la famiglia D’Arminio con Carlo del casale di Nuvola, e la famiglia Damolidede, con Giulio del casale Ferrari.
© Nunzio Di Rienzo
Le Origini
Le Origini
Questi luoghi, orograficamente e climaticamente ideali per l’insediamento umano, sono stati abitati fin dalla preistoria. E’ infatti ormai accertato -scavi archeologici anche recenti lo hanno confermato- che già nel Neolitico (VIII millennio a.C.) queste prime propaggini dei Monti Picentini erano abitate dall’uomo. Anzi, il ritrovamento più significativo in questo senso, quellodi “Ripa del Corvo” (sperone roccioso posto a monte della provinciale per Pugliano) fa pensare ad indiscussi commerci con i primi navigatori delle civiltà micenee: una sorta di Magna Grecia preistorica, rappresentata da resti di anfore e manufatti dalle caratteristiche inequivocabili, ha anticipato quella storica universalmente conosciuta.(1)
Quest’ultima, nel suo periodo di maggior splendore è entrata in contatto, proprio nei nostri territori, -che evidentemente rappresentano un crocevia ineludibile- con l’altra grande civiltà preromana: quella etrusca. Erede della civiltà villanoviana, questo misterioso popolo ha civilizzato gli italici che abitavano queste terre, e la felice commistione con le avanguardie della cultura greca rappresenta tuttora un sostrato etnografico ineguagliabile.
L’orgoglio degli antichi Picentini d’altronde è la testimonianza delle loro “nobili” origini. Essi non furono mai domi di fronte alla organizzata potenza delle falangi romane, tant’è che si schierarono con Annibale quando sembrò che il figlio di Amilcare Barca avesse avuto ragione degli eserciti romani: questa scelta fu pagata a caro prezzo dai Picentini. Dopo la vittoria di Scipione l’Africano nella Seconda Guerra Punica (201 a.C.) essi furono trucidati in gran numero e Picentia, la capitale, fu rasa al suolo. Poco più di un secolo dopo, durante la “guerra sociale” si allearono coi Sanniti contro Roma, ma nell’89 a.C. Caio Mario Silla, accampato nella località ancora oggi chiamata Cupa Siglia, presso Fuorni, inflisse una dura sconfitta agli alleati radendo al suolo definitivamente Picentia e altre città ribelli. Le popolazioni cercarono scampo a ridosso di questi monti, costruendo piccoli villaggi tra queste valli: è questa la genesi dei paesi come Montecorvino Rovella.
Descrizione del territorio.
Autentica chiave di accesso al Parco dei Monti Picentini, la millenaria Montecorvino è il primo nucleo storico in cui ci si imbatte risalendo la pianura alluvionale che parte dal golfo di Salerno. Il suo territorio, prevalentemente montano, dopo la costituzione di Bellizzi in Comune autonomo (1990), ha una estensione di Kmq. 42,15, con una variazione altimetrica da mt.103 a mt. 1165 s.l.m. (Monte Telegrafo). Il Capoluogo Rovella posto a mt.300 s.l.m. è adagiato a semicerchio ai piedi del monte Nebulano (sul versante Est), ed è circondato da dodici antichi Casali: Occiano, Gauro, Martorano, Chiarelli, Marangi, Votraci, S.Lazzaro, Cornea, S.Eustachio, Ferrari, Nuvola e S.Martino; oltre alla frazione Macchia situata più a valle.
Paradossalmente, per un’alchimia della Storia, Montecorvino Rovella ha riscoperto, dopo l’ultima amputazione di Bellizzi, la sua antica vocazione culturale, artigianale, manifatturiera e sta innestando nell’agricoltura la nuova anima agrituristica, lucrando su una policromia paesaggistica che costituisce la sua ricchezza. Le montagne fanno da corona all’abitato: quelle vicine sovrapponendosi a quelle lontane sul degradare dell’orizzonte, linee appena visibili…tracciate con mano incerta da un bambino su un foglio ingiallito: le groppe nude del monte Pila; i piucchi brulli dell’Accellica; le dorsali selvose del monte Faragna; le cime a pan di zucchero, spesso imbiancate del Polveracchio. Esse concedono purtuttavia a sud la visione del golfo di Salerno: color zaffiro all’alba, color agata a mezzogiorno, ametista o berillo al tramonto!
Vi sono luoghi che abitano la memoria di ognuno di noi e costituiscono gli archetipi a cui, anche inconsapevolmente, si rifà la nostra immaginazione, la nostra vera essenza ontologica. Luoghi ove trova una dimora ideale, l’anima atemporale delle cose, dei presagi, delle leggende. Uno di questi è il monte Nebulano. Simbolo stesso di Montecorvino, ha sempre rappresentato un riferimento mitico
nell’immaginario collettivo. Forse perché la sommità del monte ospita i ruderi di un antico maniero di epoca longobarda, risalente al VI secolo, quando Montecorvino era l’estremo confine occidentale del Granducato longobardo di Benevento: Il Castello Nebulano.
Conosciuto dagli antichi col nome di Castrum nubilarum, fu abitato fino al XVI secolo, quando il Medioevo era alla fine. Subì vari assalti e distruzioni, come quella del 1122 da parte di Guglielmo il Normanno, ultimo duca di Salerno che ridusse alla ragione il riottoso conte Falco. Dopo soli quindici anni, Ruggiero II, lo zio di Guglielmo assaltò di nuovo il Castello compiendo nuove distruzioni.
L’ultima storica devastazione del maniero fu quella del 1392, quando nella contesa fra Ludovico D’Angiò e Ladislao di Durazzo, il conte Alberico da Barbiano lo conquistò dalla parte di Giffoni, nonostante la stoica difesa degli assediati.
Con la fine del Medioevo, abbandonato all’incuria del tempo, il castello si andò deteriorando e i ruderi attuali non sono che il simulacro dell’edificio primitivo. Tuttavia il ricordo del Castello Nebulano fu rinverdito nel 1881 dalla pubblicazione a puntate sul giornale “Roma” del romanzo “La sonnambula di Montecorvino”, uscito dalla penna di Francesco Mastriani. Lo scrittore napoletano, dopo un soggiorno nella nostra cittadina, nell’autunno del 1877, presso l’avv.Vincenzo Maiorini che aveva conosciuto a Napoli, narra la “storia” (posponendola di almeno tre secoli) dell’ultimo abitante del Castello: il conte Baldassarre di S.Pietro. Il romanzo contribuì a consolidare la concrezione mitico-leggendaria, già esistente, delle antiche rovine. Ma il balcone naturale del monte, cinto da collane di ulivi, è anche il luogo ideale per cogliere l’essenza peculiare del territorio. A partire dagli stessi ulivi secolari che distendono una serena uniformità cromatica sul paesaggio e danno un olio extravergine rinomato nel circondario (che ha recentemente ottenuto il riconoscimento di qualità “DOP Colline Salernitane”). Dallo stesso punto di vista privilegiato è possibile coglier la particolare disposizione degli antichi casali posti a “corona” intorno al capoluogo Rovella. Quasi tutti aggregati di pendio, i casali trasferiscono nelle dimore il concetto rurale della sistemazione del terreno a terrazzamento. E’ questo l’unico modo, in queste zone, per sfruttare appieno la peculiarità del territorio; sia per quanto concerne lo smaltimento delle acque piovane, che per la vera e propria organizzazione abitativa (piano seminterrato addossato al terrapieno, adibito a deposito; piano rialzato, con facile accesso dal pendio, adibito ad abitazione).
La Chiesa di S.Ambrogio.
I Longobardi, (i “barbuti” come li chiamarono a Salerno), attraversarono i valichi delle Alpi orientali nel 568, ma già da tempo erano conosciuti per le loro virtù guerresche, la loro cultura infatti era nella forza delle armi. Mentre il grosso delle truppe, con a capo il loro re Alboino, si fermava in Toscana, un altro contingente, con a capo Zottone, proseguiva verso il Sud stabilendosi a Benevento. Nascevano in questo modo due Longobardie: una a Nord con capitale Pavia ed una al Sud (teoricamnente sottoposta alla prima) con capitale Benevento. Paradossalmente, caduto il regno del Nord nel 774 per mano di Carlo Magno, restano al Sud le tracce più significative della acculturazione dei Longobardi alla tradizione romana i italica. Nell’area beneventana infatti, vi sono le vestigia e i ricordi di un popolo che, convertito al cattolicesimo e affascinato dalla civiltà romana, è entrato a pieno titolo nella storia d’Italia.
Testimonianza imperitura di questo fiero popolo nella nostra Montecorvino, ed autentico misconosciuto “gioiello”, è un’antica chiesetta posta a poche centinaia di metri dal casale Occiano, in prossimità del torrente Renna. La nascita del primo impianto è da porre sicuramente nel X secolo, tenuto conto che questa parte della valle del Picentino già nel VI secolo era sede di cospicui scambi commerciali.
La primitiva committenza si può, con sufficiente sicurezza, attribuire a privati (sull’esempio della chiesa di S.Camillo a Salerno), anche se nel corso dei secoli vi è stato senz’altro un utilizzo pubblico (vedi anche le numerose tracce di inumazione). Nel XIV secolo l’importanza della Chiesa rurale di Sant’Ambrogio comincia a declinare in favore di quella di Santa Maria Assunta dello stesso casale di Occiano, a cui passa la giurisdizione ecclesiastica dell’edificio e dei suoi parrocchiani. Da questo momento in poi la chiesetta viene emarginata dalla vita sociale e religiosa della comunità che fa riferimento all’agglomerato di Occiano, tenuto conto anche della presenza della chiesa della Madonna delle Grazie, posta sulle pendici occidentali del monte Nebulano.
Il silenzio della dimenticanza cala a poco a poco sulla chiesetta longobarda che subisce, secolo dopo secolo, l’insulto delle intemperie e l’assalto della natura: edere e rovi l’avviluppano, nascondendola alla vista dei più. Solo in qualche contadino del luogo resta la memoria di “Sant’Ambruosio”.
Ma il provvidenziale distacco di parte dell’intonaco qualche anno fa, nel catino dell’abside, fece cadere sia una pittura raffigurante la Parusia di Cristo che la coltre dei secoli. La scoperta è da attribuire alla paziente opera di ricerca archeologica di Geremia Paraggio, presidente del locale Archeoclub d’Italia. Sullo strato sottostante dell’intonaco, infatti, rivide la luce un affresco della Vergine Maria col Bambino, contornata dai Santi Ambrogio, Simpliciano, Gervasio e Protasio: quattro santi di Milano a Montecorvino Rovella! Il dipinto costituisce, con molta probabilità, l’unica rappresentazione nel Mezzogiorno, dei quattro santi di Milano venerati dai Longobardi. Dopo la caduta del regno longobardo di Pavia, vi è stato evidentemente, nel corso degli anni, uno stillicidio migratorio verso il superstite Regno longobardo di Benevento, con l’inevitabile nostalgia del culto dei padri.
Da qualche anno la chiesetta è stata completamente restaurata dalla Soprintendenza di Salerno. Ciò ha consentito di evidenziare e valorizzare le splendide peculiarità della costruzione:
-l’abside estradossata della chiesa è rivolta ad est come tutte le chiese bizantine;
-il frontone, completamente ricostruito, a doppio arco, è stile architettonico ricorrente nelle chiese longobarde beneventane;
-il nartece, vestibolo delle chiede paleocristiane riservato ai catecumeni e ai penitenti è, nelle nostre zone, struttura rarissima.
I particolari evidenziati ci attestano che la costruzione rientra nell’ambito culturale bizantino, perché la specificità dell’edificio è nella continua, felice commistione, di elementi appartenenti alla cultura orientale con quelli più propriamente “beneventani”, nonché “milanesi” per quanto concerne i quattro santi che affiancano la Vergine. Ciò conferma, se ce ne fosse bisogno, come nell’Alto Medioevo, le esperienze e le idee circolassero molto più di quanto noi moderni si possa pensare, dando origine a strutture e affreschi, in certi contesti, pressoché unici.
L’attualità.
Nell’attuale, pulsante fisionomia del territorio di Montecorvino Rovella, v’è il sentore di un antico lievito genetico che cerca di riaffermare l’antica identità: nascono in questo modo aziende agrituristiche che propongono antichi piatti locali, custoditi solo nella memoria delle nostre nonne; luoghi ideali per il riposo del cuore e della mente torturati dalla modernità, nel frinire al sole delle cicale e col trillio dell’usignolo al tramonto.
L’artigianato ha avuto negli ultimi anni, per merito di giovani imprenditori, un notevole impulso. Basti citare per tutti la lavorazione della terracotta che per qualcuno di essi ha avuto positivi riscontri a livello europeo (manufatti per il restauro di Chiese, monumenti ecc.).
Ma è forse la particolare collocazione collinare del territorio (a cui si accennava prima), che conserva da secoli in queste contrade l’antica tradizione di un’aria salubre, impreziosita dalle fragranze spontanee dei boschi, a costituire la più appetita e gratuita bellezza di Montecorvino Rovella.
Il percorso serale del Viale dei Cappuccini rappresenta da questo punto di vista un’esperienza emblematica ed appagante che, ove fosse completata dalla gustosa, variegata leccornia dei gelati locali, raggiungerebbe vertici di piacere inusitati.
© Luigi Volpe
Padre Giovanni da Montecorvino
DOCUMENTAZIONE PROCESSUALE
-
DOCUMENTAZIONE PROCESSUALE1.Presso l’Archivio della congregazione delle Cause dei Santi si trova il seguente materialedocumentale e processuale riguardanteGiovanni da Montecorvino:a.Inquisitio iussu Sanctissimi Domini Nostri Pii Papae XI peracta de vita, missionibusApostolicis, virtutibus et fama sanctitas Ioannis a Montecorvino,Roma 1931, 1555Pagine (cfr. Arch B 22)b.Relazionesulla seduta della sezione storica del 17 febbraio 1932, 14 pagine (cfr. ibidem);c.unaLettera postulatoriadel 6 gennaio 1948 indirizzata al santo Padre da parte deipartecipanti al Convegno Missionario Regionale tenuto a Palermo (cfr. Fondo Q.)1.Dalla documentazioneconservata nell’Archivio del Dicasterorisulta:a.all’inizio del XX secologiungono alla sacra Congregazione dei riti lerichieste per laBeatificazionedi Giovanni da Montecorvino, e soprattutto:oilconcilio plenario cinese, riunito a Shanghai il 12 giugno1924chiedeva alPapaPio XI: “Quapropter Concilium umanimiter ut antiquus ille cultus popularisrecognoscatur et Fundator Ecclesiae in Sinis rite in Beatorum albo censeatur, etde hac gratia Beatitudinem Tuam enixe rogat…” (cfr. Inquisitio …,)olaPostulazione Generale dei Frati Minori, prevedendo le difficoltà causatedalla mancanza di documenti per provare la continuità del culto “ab immemorabilitempore praestito”,chiedeva nell’anno 1928 la concessione dell’officio e messain onore del Servo di Dio, senza l’approvazione del culto (cfr, ibidem).a.Nell’anno 1931 venne pubblicata,per volere di Pio XI, la “Inquisitio…”,allo scopodirispondere al dubbio se la mancanza dei documenti e l’interruzione del culto èdovuta non alla dimenticanza dei cristiani cinesi nei quali, col tempo è sparita lamemoria del Servo di Dio ma alle altre cause oggettive cfe hanno provocatol’estinzione della religione cristiana in queste terre(cfr.Inquisitio …, p.5)b.nella sua relazione sulla Seduta della sezione Storica tenutasi il 17 febbraio 1932, ilRelatore generale presentava leseguenti conclusioni:
-
osulla base della documentazione esaminatanon si può procedere alla”Confirmatio cultus” e nemmeno si può concedere l’officio e messain onoredel Servo di Dio;osi potrebbe procedere con la Causa ” per via ordinaria”se si presentasse allaCongregazione la documentazione di alcuni miracoli impetrati da Dio perl’intercessione del Servo di Dio, che sarebbe indizio importante sulle sue virtù e lasuafama sanctitatis.In questocaso si potrebbe considerare”l’ “Inquisizio”fatta ex officio dalla Sezione Storica e la discussione della medesima, comeequivalenti al Processo informativo …e sembra che si potrebbe senza ulterioriindagini e formalità procedere all’Introductio Causae presso la S.Congregazione”(cfr. relazione…, p. 14)a.dalla documentazione conservata nell’Archivionon risultano ulteriori passi circa laCausadi Giovanni da Montecorvino.Quanto al “miracolo”di cui nella Lettera della Congregazione del 15 Giugno 1996 al MinistroGenerale O.F.M., se al momento opportuno ancora non ci fosse, siccome si tratta di un elementoteologicamente non necessario…, la Conferenza Episcopale Cinese e l’Ordine Francescono , dicomune accordo, potrebbero anche chiederne la dispensa al S. Padre.C/ Sviluppi recentiIl 25 settembre si celebrò a Taiwan il VII° Centenario dell’arrivo di Giovanni da Montecorvinoin Cina. Vi prese parte S.Em.za il Card. Tomko, prefetto per la Congregazione perl’evagelizzazione dei popoli, il quale fu latore di unaLettera del S. Padre, datata 8.IX.1994 …La Conferenza Episcopale Cinese il 18 aqprile 1995 faceva pervenire alla Segreteria di Stato unasupplica “diretta ad ottenere il riconoscimento delle virtù eroiche del P. Giovanni daMontecorvino”..,La Congregazione per le Cause dei santi, con lettera del 15 giugno 1996 indirizzata al MinistroGenerale O.F.M., sollecitava l’interessamento dell’Ordine francescano, indicando alcuni “puntipreliminari”:oprecisare gli Attori della Causa. Ciò è statogià fatto. Il Definitorio Generale infattiha decisooche sial’Ordinestesso a costituirsi “parte attrice”…ostabilire la “Competentia Fori, al fine di dare un titolo alla Causa”…Il titolodella Causa non può essere che il seguente: “Pechimen, seu Romana” …Pechimen,nontanto perché G. da M. èstato fondatore e primo Vescovo di quella Diocesi, ma perché anchesecondo la procedura vigente l’istruttoria canonica di per sé va fatta dove è morto il Servo di Dio(cfr.Sacra Congr. Pro Causis Sanct., Normae servandae in inquisitionibus ab Episcopisfaciendis in causis Sanct.,7 feb.1983, n.5-a)seu Romana,sia perché ufficialmente non risulta la
-
presenza di un Ordinario a Pechino, sia perché per ovvie ragioni nel caso converrà aprirel’istuttoria presso il Vicariato di Roma.oistruire l’inchiesta sulla “continuatio famae sanctitatis” dal 1932 …oredigere la “Positio super Virtutibus” .. ricordando che per la beatificazioneoccorre una caso miracoloso, debitamente riconosciuto …D/ Come continuare, dunque, oggi. La causa di Beatificazione di giovanni daMontecorvino?Premesso che laRiforma della procedura canonica del 1983concernente la Cause di beatif. ecanoniz. (25 gennaiop: Cost. Ap.Divinus perfectionis Magister;FebbraioNormae;21 marzoRegolamento)non contempla più le cosiddette Conferme di cultoantico, o beatificazione ecanonizzazione equipollenti, per riprendere la Causa di Giovanni da M. è d’obbligo seguire lavia ordinaria …In casu, trattandosi di “Causa antica” la via ordinaria comporta che le prove sulla vita digiovanni da M., sukla sua attività apostolica e sulle sue virtù teologali, morali e affini, studiatesingolarmente … siano basate su ineccepibili documenti storici comprovati a tutti gli effetti (Cf.Normae …, n.7: “Causaessepotest recentior aut antiqua … ; antiqua vero, cum probationes demartyrio vel virtutibus dumtaxat fontibus scriptis erui possunt”).Sulla continuazione fino ai giorni nostri dellaFama di santitàche ha circondato questo grandeVescovo missionario, al momento opportuno oltre ai documenti parleranno testimoni sceltiadhoc(Cf.Normae,n. 15/b, n. 16/c).Però, si pone subito unproblema concreto,cioè si tratta di decidere:1.Se presentare quanto prima il Supplex Libellusal Vicariato (Cf. Normaen.8:”Quicumque causam canonizationis inchoare intendit, per postulatorem Episcopocompetenti supplicem libellum exhibeat, quo cause instructio petatur”,corredata dallaInquisitio(1932) e dallarelazione (1932) della Sezione Storica,della recentepubblicazionedi FRA GASPAREHAN, O.F.M., Giovanni da Mintecorvino Fondatore della chiesa cattolica in Cina, Roma1996, specialmente la Parte II, e e di un adettagliata Relazione sugli ultimi sviluppi dellacausa in questione: ( Cf.Normaen.10,1°: “In causis tam recentioribus quam antiquis,biographiam alicuius historici momenti de servo dei, si extat, vel, ea deficiente,accuratam relationem chronologice digestam de vita et gestis ispius servi Dei, de eiusvirtutibus vel martyrio, de sanctitas et signorum fama, nonomissis iis quae ipsi causaecontraria vel minus favorabilia vedentur”…
-
2.oppure se chiedere alla parte attrice,cioè al Definitorio Generale O.F.M., prima dicompiere passi ufficiali,di nominare una Commissionedi Storici francescani e non, cuiaffidare ilcompito di completare le ricerche e di presentarle secondo il metodo storico-critico (per intenderci quello seguito dalla Sezione Storica negli anni ’30), insieme a tuttela Fonti riguardanti Giovanni da Montecorvino: fonti documentali, letterarie,archeologiche, iconografiche e biografie, antiche e recenti …Soltanto dopo il lavoro di detta Commissione, se, come ci si augura, darà risultati che permettonodi superare le difficoltà avanzate nel 1931-1932 dalla Sezione Storica …, ci si dovrebberivolgere ufficialmente al Vicariato per il proseguimento della causa di G. da M. come previstodalla procedura vigente.L’esperienza acquisita in quasi 40 anni di studio delle cause di beatif. e canoniz. Mi consente didire, credo, chesarebbe preferibile la secondaproposta,ossia che il Definitorio Generalenomini subito una Commissione di Storici con il compito di riprendere e completare la ricerca ditutte le fonti riguardanti le fonti riguardanti G. da M. ; e ciò non per mancanza di fiducia sulbuon esito dellasua causa di beatificazione, ma perché è prematuro mettere in moto il Vicariato,con tutto quello che comporta anche le spese …, se poi dovessimo aspettare anni, prima di esserein grado di potergli presentare la documentazione necessaria.D’altra parte,nessuno si illudache dopo il Concilio Vaticano II e dopo la Riforma dellaprocedura relativa alla trattazione delle Cause di beatificazione e canonizzazione, sia più facilesuperare quello che appare come l’ostacolo più grave rispetto alla prosecuzione della causa di G.di M., e cioè la dimostrazione della eroicità delle sue virtù in specie, partendo o quasi dalladocumentazione già esaminata dalla Sezione Storica negli anni ’30.E’ vero che, in merito, il giudizio del Relatore Generale del tempo, Dom HenriQuentin, fufavorevole, ma riguardava solo l’esercizio delle virtù in genere, e la risposta dei Consutori Storicial 3° quesito non lascia spazi ad equivoci; Tutti riconobbero che Giovanni da M. fu uomo digrande zelo e di grandi virtù, ma sottolinearonoanche che dai documenti in loro possessorisultava “scarsità dei fatti ben precisati di esercizio delle virtù” (Relaz.P.9).E’ questo ilpuntum dolensche dovranno tenere ben presente gli storici incaricati della ricerca edella valutazione delle fonti, ei Teologi che domani dovranno redigere laPositio superVirtutibus.Con il materiale che abbiamo oggi, e mi riferisco soprattutto a quelli che è stato già dichiaratoinsufficiente da un organo specializzatoin recome la Sezione Storica, è illusorio parlare già distesura dellaPositio super VirtutibusSe, invece, per esempio le scoperte di cui parla fra Gaspare Han nella sua recente pubblicazione,certamente senza escluderne altre, anzi … (cioè:di Mons. DE VIENNE nel 1923…,v.p.95;di P.GAUTIE e P.RONFLET nel1937, v.p. 109; delGOVERNO CINESE dal 1950 in poi, v.p. 114,in
-
particolaredelle LAPIDI LATINE di Yang-Chou ritrovate nel 1951 e della “PIU’ ANTICACHIESA CATTOLICA ROMANA2—3 luglio 1990,v.p. 163) a giuduzio dellaCommissione Storica costituiscono davvero un apporto decisivo, finalmente si potrà dire didisporre di un materiale perlomeno sufficiente per iol proseguimento della Causa di Giovanni daM.Ma soltanto allora, espletate le protiche necessarie presso il Vicariato, si potrà parlareconcretamente di redazione dellaPositio super Virtutibus,chiedendo alla Congregazione lanomina di un Relatore sotto la cui guida una o più collaboratori esterni (Teologi e Storici) simetteranno al lavoro.Inconclusione, se non saremo in grado di aggiungere nuova documentazione al materiale che fudichiarato insufficiente negli anni ’30 da parte di specialisti della Congregazione dei Riti, allostato attuale è praticamente impossibile pensare a un avanzamento della causa di beatificazionedi giovanni da Montecorvino, a meno che il Santo Padre non decida di procederemotu proprio.Comunque , non è detta l’ultima parola. Il PadreGaspare HanO.F.M., nella sua recente operaGiovanni da Montecorvino Fondatore della Chiesa Cattolica in Cina, Roma 1996,parla diimportanti scoperte storiche fatte da Mons. De Vienne nel 1923, (p.95), da Padre Gautié nel 1937(p.109), e di scoperte archeologiche fatte da parte del Governo Cinese nel 1951 e 1990 (p.163).E, se non erro, anche il Padre Salvatore Zavarella, nella suapubblicazione fresca di stampaMissione e Martirio…accenna a interessanti scoperte che potrebbero servire per la causa diGiovanni da Montecorvino.Se da tutto questo materiale potremo trarre elementi davvero preziosi per un approfonditaconoscenza della vita, delle attività apostoliche, delle virtùin speciee della fama di santità diGiovanni da Montecorvino, il suo processo di canonizzazione potrà andare avanti con fondatesperanze di successo.E’ quanto ci auguriamo tutti, penso, per la gloria dell’Ordine francescano, il bene della Chiesa e,in particolare, a conforto delle comunità cattoliche della Cina.
PREGHIERA PER LA BEATIFICAZIONE
Giovanni da Montecorvino Preghiera per la beatificazione
Signore Gesù, che guidasti il missionario
Giovanni da Montecorvino fino alla lontana terra di Cina,
per annunziare il Tuo Vangelo e fondarvi la Tua Chiesa,
sacramento universale di salvezza,
fa che sia riconosciuta al più presto l’eroica santità di vita del Tuo servo.
Il suo esempio sia modello per quanti vivono oggi
l’impegno missionario e il Tuo Vangelo contribuisca
a rendere pienamente umano il progresso del popolo cinese.
A gloria e lode del Tuo Nome.
Romualdo Trifone
La sera del 7 aprile 1963, piazza Umberto I di Montecorvino Rovella, su cui si ? affaccia l’abitazione della famiglia Trifone, era gremita fino all’inverosimile. Il prof. Ruggiero Moscati, docente dell’Universit? di Napoli, candidato al Senato della Repubblica per il partito liberale, pronunciava un erudito ed appassionato discorso politico. Tocc? proprio a lui, allievo del Trifone, annunciare, nel corso del discorso, con voce rotta dalla commozione, l’improvvisa morte, avvenuta in Napoli, del nostro concittadino Romualdo Trifone, professore emerito dell’Universit? di Napoli. Un lungo e mesto silenzio cal? sulla folla convenuta per il comizio.
Poi, i commenti, i ricordi. Egli se n’era andato in silenzio, quasi in punta di piedi, dando l’ultima testimonianza di un’esistenza improntata ad uno stile di vita semplice e sobrio. Ebbi modo di conoscerlo durante i miei studi universitari e rimasi affascinato dall’immensa cultura che sostanziava ogni atto del suo pensiero. Eppure, mi appariva schivo, modesto, timido quasi. Pochi giorni prima della sua morte, gli feci visita nella sua abitazione napoletana e, mentre mi mostrava i suoi ultimi scritti, colsi nei suoi occhi una rasserenata malinconia che mi turb? profondamente. Il vecchio Maestro, ormai ottantaquattrenne, vedeva vicina la fine del suo cammino esistenziale. Fu allora che avrei voluto abbracciarlo per esprimergli tutta la mia ammirazione, ma un timore reverenziale me lo imped?.
Forse, il vecchio Maestro aspettava l’abbraccio di un giovane montecorvinese per perpetuare un rapporto d’affetto con la cittadina ove era nato il 3 marzo 1879. Chiss?! A me resta il rammarico per non averlo fatto. Si laure? in Giurisprudenza a Napoli nel 1902, ottenne la libera docenza in Storia del diritto italiano nel 1909, insegn? a Firenze da ordinario di Diritto forestale, poi, per circa 30 anni tenne l’insegnamento di Storia del diritto italiano a Messina, Pisa, Napoli. Fece parte delle pi? prestigiose istituzioni culturali napoletane: l’Accademia Pontaniana, la societ? di Storia Patria, l’Accademia di Scienze morali e politiche. Numerosi furono i riconoscimenti ufficiali, tra cui spicca quello di professore emerito, onoreficenza riservata a pochi docenti per l’alto livello della loro produzione scientifica. Colpisce, poi, l’uso di una scrittura elegante e fluida che non lascia spazio all’improvvisazione, perch? sempre sorretta da documentazione ineccepibile e finemente interpretata.
La poderosa, magistrale opera suLa legislazione Angioina (1921) ne costituisce un concreto esempio. L’opera fu dedicata a Giustino Fortunato, suo intimo amico e insigne meridionalista, e a Michelangelo Schipa, e costituisce un “classico” per l’interpretazione di due secoli quasi di storia meridionale (1266 -1442) sul piano “dell’organizzazione amministrativa e l’articolazione giudiziaria dello Stato, sotto la monarchia napoletana degli Angioini e degli Angioini-durazzeschi”. Nella sua sconfinata produzione non manca il contributo alla storia moderna del Mezzogiorno. Qui, Romualdo Trifone sprigiona, a soli 30 anni, tutto il suo potenziale di uomo erudito, di accanito ed instancabile ricercatore, e pubblica un vero capolavoro:Feudi e Demani ; Eversione della Feudalit? nelle province napoletane. (Milano, 1909). “Tutta la storia economica, sociale, agraria delle nostre terre, a cominciare dall’epoca prerivoluzionaria e a giungere quasi ai nostri giorni, non si pu? intendere ove si prescinda da quest’opera sul movimento antifeudalista e sulle varie fasi della legislazione eversiva della feudalit? nell’Italia meridionale”. Questo scriveva Nicola Acocella nel 1963. Pino Lanocita, nel suo bellissimo libro Il latifondo delle masserie , pubblicato nel 2000, richiama costantemente l’opera di R.T. per suffragare la giustezza delle sue interpretazioni sul problema della eversione della feudalit?. Emerge, nel libro di Lanocita, la figura di Romualdo Trifone, fervente cattolico, in tutta la sua sapienza e grandezza, tanto pi? fulgida, perch? evocata da uno studioso di formazione marxista.
La capacit? di organizzare la ricerca, scrutando con strumenti ermeneutici raffinati ed incisivi campi ristretti della cultura, permette al Trifone di essere annoverato “come l’antesignano dei pi? moderni indirizzi storiografici”. Questi ultimi allargano il campo d’indagine, al fine di una pi? profonda e completa conoscenza dei fatti storici narrati, allo studio minuzioso ed erudito degli istituti giuridici, di cui il Trifone fu maestro insuperabile. Attraverso di essi il Nostro risale alla configurazione delle strutture associative di un popolo nel divenire dei rapporti tra i diversi poteri dello Stato e ne evidenzia le regole che scandiscono la vita quotidiana, economica e agricola. Ed ? proprio questo aspetto peculiare della sua ? ricerca che mette al centro la storia dell’uomo all’interno di una societ? con le sue regole, le sue istituzioni, i suoi valori, ad affascinare Romualdo Trifone.
?E fu questa scelta di vita, incrollabile, fiduciosa, instancabile nel difendere e tutelare i diritti dell’uomo che lo port? a schierarsi dalla parte degli oppressi, indifesi, nella lunga e tormentata battaglia per l’approvazione della legge n.1766 del 1927, di cui egli fu il possente ispiratore. La legge sanciva, tra l’altro, l’imprescrittibilit? degli usi civici, dunque un diritto della povera gente che gli avidi baroni e i grandi agrari avevano loro usurpato.
Legge che, negli anni ’50, ispirava la rivoluzionaria Riforma agraria. Accennavo alla battaglia che il nostro concittadino dovette combattere per l’approvazione della legge; a tal proposito, il grande Giustino Fortunato, in una lettera inviata al Trifone dopo il voto favorevole al Senato, scrive: “Caro Amico mio, finalmente mi arriva una lettera di vero trionfo (? la parola) dell’animo! Dobbiamo a Voi – a Voi, il pi? modesto e il pi? semplice degli uomini, ch’io ho conosciuto e, quindi, ch’io ho amato e stimato – un fatto di tanta singolare importanza! Se fossimo insieme vi bacerei…”.
In queste poche righe Giustino Fortunato ha dato l’esatta misura dell’uomo e dello studioso che fu Romualdo Trifone.
Prof. Mariano Morretta
L’Archeoclub d’Italia di Montecorvino Rovella
Con vivo piacere comunichiamo la nostra partecipazione e relativo intervento, al Convegno Nazionale del 1 e 2 Marzo a Udine sul tema ”
Presenze Longobarde nelle Regioni d’Italia”, nell’ambito del ” Progetto Longobardi-patrimonio Unesco “, avviato a cura d di Federarcheo ( Federazione Italiana delle Associazioni Archeologiche), viene proposto il primo incontro convegno nazionale organizzato dalla Società Friulana di Archeologia-onlus. Lo scopo è quello di mettere in evidenza quello che ogni insediamento longobardo sul territorio nazionale ha dato ai singoli territori occupati. L’obiettivo comune si deve identificare nel raccogliere quante più notizie, informazioni ,testimonianze, possibili sui longobardi durante il loro periodo di occupazione dell’Italia. Si tratta d ricercare tutte le realtà, anche quelle minori, della loro esistenza, di recuperare frammenti di vita attraverso le testimonianze architettoniche, documentali, iconografiche, religiose, epigrafiche, monetali, toponomastiche, legate alla storia dei singoli luoghi e dei nomi, alle tradizioni , che siano sopravvissute fino ad oggi, on trascurando anche aspetti che potrebbero sembrare marginali, ma che sarebbero invece in grado di identificarsi quali ” reperti guida”. Il nostro intervento è stato programmato sabato 1 marzo 2008, relazionerà il prof. Geremia Paraggio Presidente della sede locale Archeoclub d’Italia dal tema ” Dal Ducato di Benevento al Principato di Salerno : la chiesa di Sant’Ambrogio alla Rienna nel comune di Montecorvino Rovella prov di Salerno”; nella prima parte dell’intervento si parla dell’arrivo dei longobardi con la presa di Benevento intorno al 571 d.c. che per la sua posizione strategica ed il suo snodo viario , Benevento costituisce una forte attrazione, data la robusta consistenza delle strutture urbanistiche d’epoca romana, diventa la capitale dell’ampio ducato del Sud, detto Longobardia Minor. Centro nevralgico della Gens Longobardorum, fino al massimo splendore sotto il regno di Arechi II , facendone un mito per il suo buon governo e per lo splendore della sua Corte. Arechi II scelse Salerno come residenza della sua famiglia, riorganizzando la città, sotto tutti i profili quelli urbanistici, difensivi, religiosi e di abbellimento. Costrui il suo Palazzo residenziale e la sua Cappella dedicata ai santi San Pietro e Paolo, negli ultimi scavi archeologici da parte della Sopraintendenza sono venuti alla luce , reperti di pavimento, monofore, e resti di affreschi del periodo. Salerno in pochi anni assume un ‘importanza fondamentale anche per la difesa e il commercio via mare per la sua strategica posizione. Sotto il suo regno in tutto il territorio della provincia viene diviso in castaldati e contee gestite da uomini nobili e fedeli guerrieri del Principe. La fede cristiana abbracciata dalla regina Teodolinda al Nord e la conversione dei duchi di Benevento, sviluppano all’inizio
del VIII sec. su tutto il territorio longobardo a un forte sviluppo dell’edilizia religiosa nelle città e nelle campagne, con la costruzione di chiese , cappelle , abbazie e monasteri. Sicuramente gli ultimi accrediti artistici su reperti degli affreschi longobardi di pittura altomedievale campana, presenti nella chiesa di Sant’Ambrogio alla Rienna di Montecorvino Rovella, pongono la fondazione della chiesa intorno alla metà dell’VIII sec., il ciclo degli affreschi rappresenta un raro esempio della venerazione dei Santi Milanesi in Italia meridionale. Il nostro gruppo Archeoclub d’Italia nasce nel 1985 su iniziativa del Prof. Geremia Paraggio insieme a numerosi giovani studenti del paese, di cui ho fatto parte anche io ,con Carmine Paraggio, Nunzio Di Rienzo,Lazzaro Scarpiello, Cosimo Vasso, Alfredo Arminio, la prof.ssa Silvia Paraggio e tanti altri. Lo scopo è la valorizzazione, salvaguardia e tutela del patrimonio artistico-archeologico, ambiente . natura e territorio. Molti sono stati gli interventi effettuati in questi 23 anni di fondazione : il recupero e ricostruzione della chiesa di Sant’Ambrogio, attraverso l’interessamento del Ministero ai B eni Culturali e la Sopraintendenza Archeologica di Salerno e Avellino. il restauro della Pala del Rosario del 1584 nella Chiesa di Sant’Eustachio, il quadro di San Donato sempre nella stessa Chiesa ,opera del Maestro Don Enrico Corrado. il recupero del sarcofago tardo romano in località San M artino, escursioni di sorveglianza e studio sull’area archeologica del Castello Nebulano, pubblicazioni storico-locali, convegni , dibattiti culturali, spettacolo musicali, e degustazioni per la valorizzazione dei prodotti tipici.
Roberto Sguazzo
e i soci Archeoclub d’Italia di Mont. Rovella.




















